Professione Assassino: Recensione di Paolo Bassani

Arthur Bishop. Nome da uomo comune, sicuramente falso, per una figura che di comune non ha assolutamente nulla. Fa il sicario di professione. Vive e agisce da lupo solitario, riceve files sulle vittime da eliminare, le osserva, le ammazza, non fa domande. Il suo unico contatto con il mondo, di sicuro il suo unico amico, è Harry (Donald Sutherland). Quando Bishop viene a conoscenza degli affari criminali in cui Harry sarebbe coinvolto, viene costretto ad ucciderlo. Dopo la morte del suo amico di lunga data però Bishop incontra il figlio di costui, Steve (Ben Foster), deciso a vendicare la morte del padre e ad imparare tutti i segreti e le tecniche per compiere degli omicidi perfetti.

Simon West evidentemente non ha saputo giocarsi le carte giuste a Hollywood se dopo il grande successo di Con Air e il primo Tomb Raider è finito nei meandri dei B-Movie (Chiamata da uno sconosciuto), categoria in cui rientra appieno anche questo remake del bronsoniano The Mechanic, con un Jason Statham che ormai ha raccolto a piene mani più o meno prestigiosi testimoni lasciati sul campo da Van Damme, Seagal & Co. In realtà questo Professione assassino non è neppure così malvagio: facendo finta di dimenticare la trama irrisoria e la totale mancanza di humour (non aspettatevi un nuovo Crank), il film di West riesce anche ad essere godibile e ad inanellare due o tre sequenze action più che buone, come il lancio da un grattacielo o la concitata preparazione di un assassinio con conseguente fuga dei protagonisti costretti letteralmente a strisciare tra le pareti di alcune stanze d'albergo. Più esagerato il finale, in cui viene fatto esplodere di tutto, con alto tasso di spettacolarità e - finalmente - mezzo sorriso strappato allo spettatore.

A fare da contraltare all'impassibile Statham è stato chiamato stavolta l'ex giovane promessa Ben Foster, la cui indubbia bravura non ha trovato sfogo in ingaggi di rilievo e che oggi è costretto a barcarmenarsi tra un Pandorum e un 30 giorni di buio, anche se la grande occasione potrebbe essere il ruolo del figlio di John Gotti, che sarà interpretato da John Travolta, nel prossimo biopic firmato Barry Levinson. La coppia manca di alchimia ma entrambi sono credibili e perfetti per i ruoli di duri e puri che sono chiamati ad interpretare. Tony Goldwyn è invece un villain classico, fumettistico e poco credibile, mentre ormai Donald Sutherland è abbonato a comparire in ogni film non più di 5 minuti (lo stesso accade anche in Come ammazzare il capo, tra poco in sala).