Push: Recensione di Riccardo Balzano

Ad Hong Kong, Nick Gant, telecinetico di seconda generazione, viene rintracciato da una ragazzina di tredici anni, chiaroveggente, che chiede il suo aiuto per impossessarsi di una valigetta che dice contenere sei milioni di dollari. Per portare a termine il piano hanno bisogno dell'aiuto di Kira, una pusher ( ovvero un individuo in grado di controllare le azioni e la mente degli altri), l'unica sopravvissuta agli esperimenti della Division che tenta di aumentare i poteri nei soggetti dotati di capacità paranormali

Il film di McGuigan è in intreccio complesso di superpoteri  e supereroi, dettato da una sceneggiatura ( David Bourla, al suo esordio) impasticciata ma efficiente. Senza consumare troppa fantasia nella costruzione scenografica e nell'invenzione di città immaginarie, "Push" punta tutto sui personaggi, ammiccando ai noti fumetti Marvel e rifacendosi ad eventi storici, come gli esperimenti portati avanti nel corso dell storia (soprattutto durante il nazismo) incentrati sui poteri paranormali. McGuigan abbandona una regia convenzionale ed attinge allo sperimentale e al videoclip, dirigendo con uno stile tutto personale, frenetico, e forse eccessivamente "distorto". "Push" non manca di azione e di stravaganza, narrativamente incalzante e tecnicamente vivace, ben supportato da scenografie ( di Francois Seguin, "Slevin", "Le invasioni barbariche") che trovano la propria suggestione nel kitsch più sfolgorante e da una fotografia ( di Peter Sova, "Slevin", "Donnie Brasco") abbagliata dalle luci al neon di Hong Kong. Come in "Slevin" la trama è intricata, e ciò richiederebbe un rigoroso controllo in modo da far coincidere tutto nel finale, qui invece più di una volta sembra che la situazione sfugga di mano a regista e sceneggiatore e lo spettatore rischia di non raccapezzarsi più tra duelli dalle sfumature violente e sfuocate chiaroveggenze ritratte frettolosamente (e male) su un quaderno con gli evidenziatori.

"Push" sa essere quindi più interessante per lo stile che per la storia stessa, vivido d'immaginazione e visivamente piacevole ma (purtroppo) confuso nella scrittura. Dakota Fanning è la più giovane e la più brava.