Rapunzel - L'Intreccio della Torre: Recensione di Paolo Bassani

La giovane principessa Rapunzel (voce italiana di Laura Chiatti) ha un dono: i suoi infiniti capelli, quando lei canta, si illuminano d'oro e possono donare eterna giovinezza a chi ne viene in contatto. E' per questo suo potere che, ancora in fasce, viene rapita dalla subdola Gothel e rinchiusa sulla cima di un'altissima torre, senza possibilità di uscire. Un bel giorno però, alla viglia del suo diciottesimo compleanno, Rapunzel riceverà, per la prima volta nella sua vita, una visita inaspettata: il giovane bandito Flynn Rider (voce italiana di Giampaolo Morelli), in fuga dalle guardie del re e reo di aver appena rubato la corona della "Principessa Perduta" che i genitori ancora aspettano con tanto amore, cerca rifugio proprio nella torre della giovane ragazza dai capelli magici. Il fuorilegge stipulerà così un patto con Rapunzel: lei gli ridarà il suo bottino, abilmente nascosto, se lui la accompagnerà fuori dalla sua prigione per la prima volta.

Il reparto animazione della Walt Disney Pictures, da qualche anno, ha una duplice faccia. Una si chiama Pixar, e non ha bisogno di presentazioni. L'altra invece continua a ripercorrere un solco classico, che da decenni fa arrivare sullo schermo storie immortali, educative, simpatiche e piene di musica e colori. Rapunzel si inserisce perfettamente nel filone - pur aggiornandosi alle più recenti tecniche d'animazione e al 3D, a differenza de La principessa e il ranocchio che lo scorso anno ci aveva riportati all'epoca del disegno tradizionale - e risulta una piacevole, ma tutt'altro che geniale, variazione sul tema. Molti personaggi sono azzeccati (penso ad esempio alla divertentissima scena musicale nella taverna e allo strepitoso Cupido ubriaco), e il cavallo Maximus, autentica spalla di Flynn Rider, strappa una risata dietro l'altra. Per una volta tanto poi la principessa protagonista non è neppure così antipatica, complici anche i suoi meravigliosi capelli tuttofare, ma alcuni suoi battibecchi con Flynn potevano essere più briosi. In effetti è la sceneggiatura la parte un po' più debole dell'intero film, incapace di inventarsi dialoghi che possano far sorridere anche i più adulti. Le regole della trama-base di questi prodotti sono come al solito rispettate in tutto e per tutto, quindi non aspettatevi sorprese, ma il finale con la magnifica scena delle lanterne è in ogni caso piuttosto emozionante seppur largamente preannunciato.

I registi Nathan Greno e Byron Howard (Bolt - Un eroe a quattro zampe) danno al film ritmo, brio e luminosità, anche se il 3D non fa altro che appesantire una visione che, in maniera tradizionale, potrebbe essere ben più piacevole. Il doppiaggio italiano è più che soddisfacente, e le due star nostrane scelte per sostituire gli originali americani Mandy Moore e Zachary Levi (Chuck) non fanno rimpiangere i nostri bravi - ma ormai sempre i soliti - "presta-voce".