Red: Recensione di Paolo Bassani

RED sta, in originale, per Retired Extremely Dangerous: una speciale classificazione che vuole indicare veterani agenti segreti americani ormai costretti forzatamente tra le proprie quattro mura domestiche a passare l'aspirapolvere e a creare composizioni floreali, ma ancora in grado di risultare una spina nel fianco per Langley. Uno di questi è Frank Moses (Bruce Willis), il cui unico impegno giornaliero oramai è diventato quello di telefonare ad un'operatrice dell'agenzia pensionistica di cui si è invaghito telefonicamente (lei è la Mary-Louise Parker di Weeds). Quando un commando di forze armate fa irruzione in casa Moses per ucciderlo, inizia la sua fuga ma soprattutto il suo desiderio di sapere perchè, dopo tanti anni, sia ancora un bersaglio. Per farlo dovrà riunire vecchi amici, e vecchi nemici...

Altro desaparecido di lusso (uscito in USA a ottobre), questa irresistible action-comedy è una sorta di The Expendables per attori più impegnati (se facciamo eccezione per Bruce Willis, star anche del film di Stallone e la cui carriera ha sempre attraversato entrambi i fronti). La prestanza fisica dell'ex eroe di Die Hard, la stralunata stravaganza di John Malkovich, che interpreta un uomo dal cervello fritto da 15 anni di LSD somministratagli a sua insaputa, la classe eterna di Morgan Freeman e la determinata eleganza di Helen Mirren formano un quartetto di eroi che potrà anche non essere molto credibile ma che di sicuro, con tutti i loro battibecchi, gli amori sopiti, le malefatte mai confessate, risulta di fortissima presa sul pubblico. Forse il film, per riuscire a conquistare del tutto, avrebbe solo meritato un regista più a suo agio di quanto Robert Schwentke (Flightplan, Un amore all'improvviso) si sia dimostrato dovendo creare un giusto equilibrio tra azione sfrenata e dialoghi frizzanti. La sua regia è piuttosto modesta e scarna di gustose trovate.

Il film è purtroppo rovinato da alcune invenzioni di sceneggiatura molto discutibili e totalmente fuori senso: uno dei protagonisti, per esempio, si immola inutilmente pagando con la vita quando non ce ne sarebbe stato assolutamente bisogno, mentre in un'altra sequenza, dove Willis e la Parker (coppia che funziona splendidamente!) devono fare irruzione negli archivi segreti di Langley pur essendo ricercati in tutto il Paese, il loro piano articolato e pericolosissimo si rivela totalmente inutile vista la loro "talpa amica" che sanno benissimo essere all'interno e che avrebbe potuto aiutarli fin dall'inizio. Insomma, ingenuità di script che si possono però tralasciare quando un gruppo di attori così affiatato e fuori dagli schemi (a cui aggiungiamo anche altri "nonnetti" come Brian Cox, Ernest Borgnine e Richard Dreyfuss) crea un'alchimia talmente forte da non poter lasciare indifferente lo spettatore, che non viene preso in giro ma viene fatto entrare nel gioco, con onestà e a carte scoperte.