Revolutionary Road: Recensione di Riccardo Balzano

Frank e April, giovani sposi con due figli, si trasferiscono in un incantevole quartiere residenziale, nella tranquilla Revolutionary Road. Col passare del tempo April si accorge di quanto la loro vita sia monotona e propone al marito di spostarsi in Europa, a Parigi, dove poter ricominciare da capo. Frank inizialmente accetta con entusiasmo poi, dopo che gli è stata offerta una promozione, cambia idea. Inizia così uno straziante litigio le cui conseguenze non saranno del tutto controllabili.

Sam Mendes sembra aver fatto della denuncia della società americana il suo timbro di fabbricazione. "Revolutionary Road", tratto dall'omonimo romanzo di Richard Yates, non fa infatti grandi passi avanti rispetto all'ormai cult "American Beauty". Sempre di apparenza si parla e dell'utopia di evadere dalla scomoda monotonia della vita, senza però petali di rosa che cadono dal soffitto su cui è adagiata una giovane fanciulla in posa provocatoria. "Revolutionary Road" è in certo senso la riproduzione pragmatica e concreta di quei sogni che in "American Beauty" restavano latenti o comunque incompleti. Anche qui dietro ai sorrisi si cela una smorfia di dolore e dietro alle splendide facciate delle case si nasconde, timida, la fragilità umana. La macchina da presa si arresta davanti ai personaggi per scagliarsi contro il perbenismo e l'ipocrisia della società. "Revolutionary Road" è la tela su cui si espandono le cupe tonalità della tragedia senza prima essere state distribuite ordinatamente e perfezionate come le belle villette del quartiere residenziale in cui i protagonisti abitano. I sentimenti e le azioni sono portati prepotentemente all'eccesso, divampano nella quiete delle graziose stradine costeggiate da case color pastello e giardini all'inglese. Mendes non smette di graffiare e sfondare i vetri dell'apparenza, per guardare oltre, intromettersi non solo nelle case ma discendere nell'intimo dei personaggi. Mentre i ritmi di vita procedono indisturbati, inquieta avanza la distruzione, come un brivido freddo che percorre e ha già percorso i film del regista, nessuno degno di un happy ending. Mendes dimostra ancora di saper essere straziante e disincantato nel ritratto impietoso della realtà a favore di un ricco e accorto delineamento di quei complessi meccanismi che regolano la mente umana e che spesso scattano inavvertitamente provocando reazioni irreversibili.

Cast davvero eccezionale, dalla coppia DiCaprio-Winslet, di nuovo insieme dopo il successo mondiale di "Titanic", alla sempre magnifica Kathy Bates. Al resto pensano le musiche di Thomas Newton, fedele collaboratore del regista.