Salt: Recensione di Riccardo Balzano

Evelyn Salt, agente della CIA viene accusata da un disertore di essere una spia russa sotto mentite spoglie. In fuga dalle autorità, la donna dovrà dimostrare di essere fedele alla sua nazione e smascherare i volti (ma soprattutto liberarsi) di chi ad Essa attenta.

Scartata la versione maschile (Edwin Salt) e il suo possibile interprete (Tom Cruise) e riscritto praticamente daccapo il copione, la spia donna Evelyn Salt è l’ibrido “ideale” di stampo hollywoodiano.  Voleva essere una sorta di James Bond al femminile, e lo è. Voleva ricreare le stesse inverosimili situazioni di Mission: Impossible, e lo fa. Ma oltre che di originalità manca di fascino (che non sta per bellezza).

Angelina Jolie (che ancora una volta non ha chiesto l’ausilio degli stunt-man) si attiene al gioco e “finge” bene. Peccato che a sostenerla ci sia la modesta sceneggiatura del Kurt Wimmer di “Giustizia privata” (e regista degli altrettanto modesti sci-fi “Equilibrium” e “Ultra Violet” ), che più che sui personaggi punta sulla suggestione reiterata (e per questo eccessiva) del colpo di scena. Ne risentono non poco le interpretazioni di  Liev Schreiber  e Chiwetel Ejofor. Gli strafalcioni e le incongruenze abbondano,  l’improbabile pure, e possiamo sorvolare. Ma quanta fiacca inventiva, quanta pochezza formale nonostante la prima parte abbla ritmo. L’intrattenimento, che non vuole essere gratuito,  si adegua senza successo ad argomentazioni pro-patriottiche (L’America è davvero così inattaccabile? Si.) incanalandosi in uno script non poi così malvagio ma che esigeva di essere interpretato e trasposto con un minimo di vigore espressivo: quello che Philip Noyce proprio non ha. Più che la manciata di scagnozzi russi che fa fuori senza problemi, la sua eroina ha un solo un vero nemico da sfidare (e in fin dei conti da assecondare): il grave senso di minaccia che incombe sull’America del post 11 settembre. Con un antagonismo triplicato: Russia, Corea del Nord, Iraq. Non sappiamo se Bush sarebbe fiero dell’operazione. Noi sicuramente no.

E non condividiamo nemmeno lo spreco di talenti: la scelta di James Newton Howard alle musiche non è meno inopportuna di quella di Robert Elswit alla fotografia. La trovata migliore? La Jolie travestita da uomo.  Mentre il marito aracnologo entra di diritto tra i personaggi più inutili visti sullo schermo, abbandonato al rigurgito sentimentalistico dei flashback.