Saw IV: Recensione di Leonardo Piva

Jigsaw e la sua assistente Amanda sono morti. Alla notizia dell’omicidio del detective Kerry, arrivano al distretto di polizia ormai vuoto due agenti dell’FBI esperti in profili criminali, Strahm e Perez . Il loro compito è aiutare il detective Hoffman a scoprire l’ultimo efferato gioco di Jigsaw e rimettere insieme i pezzi del puzzle. Ma il comandante della SWAT, Rigg, l’unico poliziotto del posto che deve ancora sperimentare l’operato di Jigsaw, viene improvvisamente rapito. Coinvolto a forza nel terrificante gioco del pazzo, ha solo 90 minuti per risolvere una diabolica serie di trappole interconnesse… o affrontare le mortali conseguenze.
La ricerca di Rigg in tutta la città lascia dietro di sé una scia di cadaveri e il detective Hoffman e l’FBI scoprono una serie di indizi misteriosi che portano alla ex moglie di Jigsaw, Jill. La genesi del demone di Jigsaw è svelata, smascherando così le vere intenzioni del burattinaio e il suo sinistro piano per le vittime passate, presenti e future.

Il 30 aprile tornerà nelle sale italiane il folle Jigsaw. Ma da morto. L’autopsia, che non concede nulla all’immaginazione, lascia ben pochi dubbi, se mai ce ne fossero stati. È con questa fondamentale premessa che ci si appresta a guardare il quarto film della fortunata saga iniziata da James Wan nel 2004; e si tratta di un buonissimo ritorno.

Dopo il geniale primo capitolo (si vede chiaramente la mano di di quel Wan, regista successivamente del gioiellino “Dead silence”), un accettabile sequel (nonostante la presenza di Beverley Mitchell, attrice del telefilm “Settimo cielo”) e un deludente terzo atto (insufficiente la sceneggiatura, con una violenza pressoche inutile, sostanzialmente fine a sé stessa), il quarto film, il terzo della “gestione” Darren Lynn Bousman, si divide in maniera piuttosto evidente tra una sorta di “anno zero” e un effettivo proseguimento della storia. Rigg (Lyriq Bent) deve affrontare diverse prove (organizzate precentemente dall’Enigmista) entro novanta minuti per poter salvare un suo collega, prove che metteranno in evidenza quanto, in determinate condizioni, sia molto sottile il confine tra Jigsaw e la polizia; percorso segnato dalla presenza costantemente in bilico tra il “mistico” e la tangibile impronta delirante e sadica dell’Enigmista.
La sceneggiatura di Patrick Melton e Marcus Dunstan risulta ben costruita, abilmente assecondata da Bousman nell’essere efficace nell’alternare la dimensione spazio/temporale, spesso senza il classico ed evidente stacco di immagine, con conseguenti pregevoli risultati sul piano del ritmo del film e della tensione, mantenuta quasi sempre a livelli puù che discreti. Molto meno utile, anzi controproducente, l’altro “virtuosismo” stilistico adottato da Bousman: le numerose ripetizioni di pochissimi decimi di secondo, tesi a enfatizzare lo stato d’animo del personaggio in azione, risultano essere veramente fastidiose e riescono nell’intento contrario, ossia nel disperdere l’emotività.

Le interpretazioni non escono assolutamente dall’ordinaria amministrazione, su tutti spicca ovviamente il veterano Tobin Bell che, svestiti i panni unicamente di Jigsaw, ci offre, grazie ad abili ed efficaci flashback, una commovente retrospettiva della propria vita, segnata da una grande tragedia per certi versi ben più grave del cancro che lo affligge dal primo film, e che lo ha inesorabilmente iniziato alla discesa nella sua follia omicida. Passo dopo passo per arrivare al consueto “twist ending”, ormai marchio di fabbrica della saga. Regge ed è funzionale, obbiettivamente però da la sensazione del deja vu.

SPOILER

È impossibile parlare di Saw senza scrivere due parole selle macchine da tortura costruite da Jigsaw. Ebbene, sono le più divertenti e perverse fino ad ora viste nella saga. Si passa da una macchina che attira verso di sé due malcapitati con una catena che non lascia scampo, ad una congegno strappa cute/capelli per arrivare al povero malcapitato che deve affondare il proprio viso attreverso una decina di coltelli estremamente affilati. Oh sì, ne scorrerà di sangue...