Saw V: Recensione di Leonardo Piva

In questo quinto capitolo della saga di Saw, Hoffman sembra essere l'ultima persona rimasta in vita a portare avanti l'eredità del folle Jigsaw. Ma quando il suo segreto diviene a rischio di essere scoperto, Hoffman deve incaricarsi di eliminare tutti i possibili testimoni.

Diventato ormai di una puntualità svizzera, ecco che dal 2004 ad oggi mi trovo ancora a parlare della saga horror di maggior successo degli ultimi anni. Cambia la regia ma si resta comunque sempre a giocare in casa, e questo sembra essere il destino della produzione e dei film in sé che compongono questa pentalogia (anche se ovviamente l’anno prossimo arriverà il sesto capitolo). Dopo l’abbandono di Bousman (che si è messo “in proprio” ed ha realizzato Repo – The Genetic Opera), ecco che la palla passa a David Hackl che fino a questo momento si era diviso negli ultimi tre episodi tra la scenografia e la regia delle seconde unità. Saw insomma sembra riciclare uomini e storia. E la storia in sé funziona, è innegabile. Ormai non ci speravo più e mi ero quasi rassegnato all’idea di vedere la stessa identica formula per i restanti due film, quando ecco arrivare un po’ di aria fresca. La trama si tinge sufficientemente da crime story da lasciare un segno e una tangibilità concreta all’atmosfera, non è un susseguirsi di torture completamente gratuite come lo era stato il terzo episodio (il peggiore della saga). Ha una struttura che fonde in sé in maniera abbastanza apprezzabile il lato torture, introspettivo e investigativo, il problema maggiore casomai è la bassa ambizione a cui aspirano questi tre elementi, ma nel loro piccolo e incastrandosi a vicenda riescono comunque a mandare in porto il film in maniera dignitosa. Solito montaggio frenetico e allucinato che alterna flashback rivelatori del passato di Jigsaw e Hoffman ad una narrazione che sposta l’attenzione anche verso altri personaggi minori (o per lo meno rimasti tali in precedenti occasioni). Se un pregio deve avere il non uscire dalle regole della saga è sicuramente quello di confermare Tobin Bell ed anche da morto ritagliarli il ruolo di protagonista, ben sapendo che senza Bell questa saga varrebbe il 100% in meno. Quindi, con buona pace di Costas Mandylor, spero che il definitivo passaggio di consegne non avvenga mai (è avvenuto quello del ruolo all’interno della storia ma per fortuna non quello del minutaggio). L’altra faccia della medaglia è sicuramente questa mancanza di totale coraggio nel voler dare scossoni molto forti al franchise, tenendo comunque conto che il marchio ormai è consolidato e offrirebbe buone occasioni di riscrittura delle regole che farebbero bene non solo alla saga, ma a tutto il movimento del genere. Lo standard è comunque apprezzabile però ormai ogni volta che si entra in sala è come ripassare la lezione senza avere niente di nuovo, cosa comunque fastidiosa per una saga che aveva visto nel proprio capostipite un grande segnale di innovazione e una ventata di aria fresca (tanto che Empire lo ha messo tra i 500 film migliori di sempre). Pellicola già vista, ma visti i deludenti risultati di questo sottogenere (Frontiers tanto per fare un esempio) e il proliferare di operazioni letteralmente inutili (come si evince dai trailer di Venerdì 13 di Marcus Nispel), questa saga rimane una garanzia di divertimento.

SPOILER

Esattamente come per il capitolo precedente anche in questo quinto film le torture giocano un ruolo determinante per l’appeal della pellicola. Si susseguono pendoli affilati taglia busto,  in vasche d’acqua, teste attirate verso lame affilate, corpi conduttori di elettricità, bombe contenenti chiodi lunghissimi e pareti schiaccia corpi… Anche questa volta ne scorrerà di sangue, vedete voi se entrare in sala. Fate la vostra scelta!