Scontro tra Titani: Recensione di Paolo Bassani

Perseo (Sam Worthington), semidio figlio di Zeus ma inconsapevole di esserlo, è cresciuto in una modesta famiglia di pescatori. Quando i genitori e la sorellina vengono uccisi, senza averne colpa, per mano di Ade, re degli Inferi (Ralph Fiennes), Perseo si ritrova catapultato in una guerra tra uomini e dei e si metterà a capo di una spedizione suicida che avrà il compito di trovare il modo di uccidere il mostruoso Kraken, creatura gigantesca che Ade scatenerà per distruggere la città di Argo e dare una lezione al popolo umano.

Consiglio: se volete girare un film mitologico, con gli dei, i mostri giganti e tutto il cucuzzaro, le opzioni sono due: o vi buttate sull'epicità maestosa, con musiche faraoniche e una forte potenza visiva (era anche un po' il segreto de Il signore degli anelli) o scegliete la via della tamarraggine più assurda (e quindi impera 300). Scontro tra titani non è nessuna di queste due cose, non è né carne né pesce, non riesce ad essere nulla. E' un film senz'anima, prima ancora che senza ossatura. Avere per le mani un tale materiale, dalle potenzialità praticamente infinite che avrebbe potuto dar vita a 700 sequel senza mai stancare, e sprecarlo in un filmetto scialbo e privo di qualsivoglia mordente è un peccato quasi mortale. Louis Leterrier aveva saputo risollevare il franchise di Hulk puntando proprio sull'action, sugli effetti speciali e sul totale divertimento scacciapensieri. In Scontro tra titani purtroppo pare quasi vergognarsi di dover legare tra loro le varie scene d'azione (prima gli scorpioni, poi Medusa, poi il Kraken) con dei dialoghi anche solo lontanamente credibili. E pensare che il risultato avrebbe potuto portare anche ad un discorso interessante sul ruolo della religione, di qualsiasi tipo di religione, nella vita moderna come in quella antica. Il tutto viene purtroppo buttato in caciara, con un piede in una scarpa ("Gli dei traggono forza dalla debolezza degli uomini", dice Ade) e uno nell'altra (è l'intervento divino di Zeus ad aiutare Perseo nel compimento della sua impresa).

Come previsto il 3D non esiste se non nella prima sequenza animata, probabilmente appositamente creata dopo la decisione di riconvertire il film, e vi consiglio quindi caldamente la visione in 2D se proprio non potete perdervelo. E l'impressione è anche che la pellicola abbia subito pesantissimi tagli in sala di montaggio: non si spiegherebbe altrimenti l'ingaggio di un attore piuttosto noto come Danny Huston per il ruolo di Poseidone per farlo poi apparire solamente una volta, sullo sfondo e con una sola battuta a carico. Per portare avanti la trama e far arrivare il protagonista solo contro il Kraken nel finale, la sceneggiatura dà vita poi ad un'insensatissima morìa di protagonisti, molte morti delle quali totalmente insensate, durante lo scontro con Medusa (tra l'altro, una creatura digitale che sembra essere nata da una tecnologia vecchia di almeno dieci anni).

Anche il cast è molto deludente: Sam Worthington pare fare notevoli passi indietro non soltanto rispetto ad Avatar ma anche a Terminator: Salvation. E se Liam Neeson e Ralph Fiennes ci mettono la tecnica e nulla più, le presenze femminili, come sempre in film di questo genere, ne escono totalmente sottosfruttate e in definitiva piuttosto inutili.