Segnali dal Futuro: Recensione di Paolo Bassani
Nel 1959 ciascun alunno di una classe delle scuole elementari è chiamato a raffigurare in un disegno la sua idea del futuro. I lavori saranno poi rinchiusi in una speciale “capsula del tempo” che sarà riesumata pubblicamente soltanto 50 anni più tardi. Nel 2009 il piccolo Caleb, figlio del professore di astrofisica del MIT John Koestler (Nicolas Cage, Next, Il mistero dei templari), alla riapertura dello storico oggetto viene in possesso di un foglio in cui, anziché un disegno, trova una serie infinita di numeri apparentemente insignificanti. In realtà John scoprirà che quei numeri elencano, riportando esattamente data, coordinate geografiche e numero delle vittime, le più grandi catastrofi degli ultimi cinque decenni. E all’appello ne mancano ancora tre, l’ultimo delle quali promette di spazzare via l’intera popolazione umana…

Diretto dallo specialista Alex Proyas (Il corvo, Io Robot), Segnali dal futuro è un lungo mix di generi che spazia dall’action al thriller, dal fantascientifico al catastrofico passando per l’esoterico, a cui bastava davvero poco per diventare un blockbuster minore ma accettabile. L’espediente del misterioso elenco numerico, utilizzando una tecnica alla Final Destination (sai quando e dove accadrà qualcosa, ma non sai cosa), è funzionale e tiene desta la curiosità nello spettatore, che per il suo innato sadismo si aspetta di assistere di lì a poco ad un qualsiasi tipo di disastro condito da una buona dose di effetti speciali. In realtà solo in un caso l’attesa viene ripagata (un incidente in metropolitana degnamente realizzato), mentre la scena dell’impatto aereo che si intravede nel trailer con conseguente terribile pianosequenza in cui Cage si aggira inerme e confuso tra dei corpi vivi in fiamme (palesemente finte) è piuttosto mal riuscita e provoca anche una certo sussulto di ilarità. Ad appesantire le due ore di film ci si mette anche il fatto che nella trama principale venga spinta a forza una sottotrama drammatica riguardante la perdita di fede del protagonista in seguito alla morte improvvisa della moglie, con conseguente allontanamento dal padre, pastore molto devoto.

Quando però, vista la natura commerciale del film, si decide di chiudere un occhio di fronte ad alcuni peccati veniali, ecco arrivare un finale francamente insalvabile. Non scenderò in particolari perché anche una sola parola sbagliata potrebbe indurvi ad immaginare da che parte si andrà a parare, sappiate solo che un repentino cambio di registro porterà il film su una strada pericolosissima e scivolosa, alla quale ogni spettatore reagirà a suo gusto.

In definitiva un’idea iniziale che poteva dare vita ad un godibile popcorn movie non riesce a materializzarsi a dovere portando ad una conclusione dignitosa. E il solito imbolsito Nicolas Cage, contornato da uno stuolo di attori sconosciuti, non fa niente per fare in modo che ciò accada.