Seraphine: Recensione di Paolo Bassani
Piccardia, Francia settentrionale. All'inizio del '900, Séraphine Louis è una donna già non più giovane che per mantenersi un'umilissima vita lavora come governante e aiutante in genere in varie case e negozi del suo paese. Ma Séraphine nasconde un segreto. Grazie al suo lavoro in una macelleria recupera boccette di sangue di maiale, in Chiesa ci va solo quando è vuota per rubare la cera sciolta delle candele chiedendo perdono alla Madonna (della quale è devotissima) per il suo furto a fin di bene, e con i soldi che guadagna - anzichè pagare l'affitto della sua spoglia stanza - compra vernici, tavole di legno e pennelli. E' una pittrice, Séraphine. Dipinge nature morte, frutta e fiori, e trae ispirazione dalla Vergine Maria alla quale continuamente offre le sue preghiere e i suoi canti. Completamente autodidatta, Séraphine viene notata da un mercante d'arte dal quale fa le pulizie, il famoso Wilhem Uhde, che la prende sotto la sua ala protettrice. Ma la guerra si avvicina e l'uomo è costretto a lasciare la Francia abbandonando anche le opere di Séraphine. Un giorno però...

Storia vera e toccante, quella di Séraphine de Senlis, passata agli onori dell'arte come una delle più grande esponenti del movimento naif (alcuni lo chiamano neo-primitivismo), malgrado fossero solamente la sua semplicità e la sua ingenuità a renderla capace di ritrarre solo ciò di cui poteva avere esperienza tangibile. Il racconto della sua vita messo in scena da Martin Provost è leggero e aggraziato, con un occhio attentissimo alle scenografie (straordinarie) e soprattutto all'interiorità della protagonista, interpretata in maniera sbalorditiva dalla 57enne belga Yolande Moreau (Louise-Michel). Grazie ad una sceneggiatura perfetta, il racconto scivola via senza mai stancare o appesantire temi e personaggi che sarebbero potuti apparire boriosi. Anzi, il film molto spesso diverte, soprattutto nei momenti durante i quali Seraphine si reca al negozio di articoli da pittura e si confronta con il suo proprietario che, come tutti a Senlis, la considera poco più che una pazza svitata. Diviso in due atti separati da una decina d'anni l'uno dall'altro (praticamente prima e dopo la Prima Guerra Mondiale), il film di Provost riesce a combinare elementi lontani tra loro (religione e vanità, follia e genio) senza mai farli stridere, e con un occhio lucido e mai compassionevole nei confronti della sua protagonista.

Un piccolo film che ha fatto breccia nel cuore dei francesi che gli hanno tributato un incasso notevole e soprattutto 7 premi Cèsar nel 2009 tra cui quelli come miglior film, attrice, sceneggiatura e scenografia. E pensare che Seraphine offre ben poco dal punto di vista tecnico/artistico (pare esagerata infatti la statuetta per la fotografia) se non una classe non indifferente nel raccontare un'anima pura ma sciocca senza mai scadere nel grottesco. Un tributo ad una donna forte, determinata ad emergere malgrado una mente poco lucida che peggiorerà col tempo, in un film da supportare.