Shame: Recensione di Paolo Bassani

Brandon (Michael Fassbender) soffre di dipendenza dal sesso. Ha un buon lavoro, una casa elegante, un portamento invidiabile, ma dentro di sé ribolle una pulsione compulsiva che non gli permette di avere una relazione sana con le donne, quasi tutte prostitute. Nella sua vita torna un giorno la sorella Sissy (Carey Mulligan), bella ma fragile, che invece è alla costante ricerca di un affetto che neppure il fratello maggiore riesce a darle.

Osannato alla scorsa mostra di Venezia, dove l'esaltante Michael Fassbender ha meritato la Coppa Volpi come migliore attore, esce anche in Italia l'opera seconda di Steve McQueen (dopo Hunger, esordio ugualmente interessante). In entrambi i film siamo di fronte ad un cinema dallo stile alto, un cinema di corpo e di sguardi, di suoni e di silenzi. Un cinema finalmente non "spiegato", ma "mostrato", che si dipana dinanzi ai nostri occhi con gentilezza e lentezza, lasciando allo spettatore molte delle interpretazioni riguardanti i gesti, le azioni, gli impulsi del protagonista.

Qual è la vergogna del titolo? E' quella dei nostri occhi nei confronti di una persona con questo tipo di disturbo o è quella celata nel cuore di Brandon? L'animo tormentato ma in fin dei conti innocuo (non fa del male a nessuno, ha solo bisogno continuo di contatto fisico) del personaggio di Fassbender, nero in apparenza ma sensibile nel profondo, è il centro del film, che non gode di una storia così originale (anche un po' forzata in alcuni punti, tragedia finale compresa) ma che intraprende un percorso di sopravvivenza più che di guarigione. E' il tentativo di un uomo disperato di vivere una vita normale, di avere degli amici, di cercare qualcuno che lo possa aiutare.

L'uragano Sissy, la sorella che ripiomba nella sua vita, smuove le acque e porta un po' di banalità di troppo al film, diventando una figura ingombrante salvata solo dall'interpretazione superba e ipnotica di Carey Mulligan. Ma impossibile non pensare a come sarebbe stato il film senza il suo personaggio, che ad un certo punto sembra voler rubare la scena a quello di Fassbender. Il lunghissimo trip finale finalmente riporta il film in carreggiata con un percorso notturno di Brandon decisamente tragico e attanagliante. Fassbender non ci mette solo il corpo: la sua interpretazione è eccellente in ogni senso, sofferta e drammatica. Le scene di sesso sono rudi e non gratuite, mantenendosi su un limite di buongusto che non sfiora mai neppure per un secondo la pornografia. Solo all'inizio quel pene sbattutoci in faccia piuttosto gratuitamente può far temere che il film voglia solo scandalizzare superficialmente, ma per fortuna bastano pochi secondi per rendersi conto che non è questo il caso di Shame.