Shrek e Vissero Felici e Contenti: Recensione di Riccardo Balzano

Insoddisfatto della sua monotona vita da padre di famiglia, Shrek scende a patti con Tremotino, nano scaltro che vuole vendicarsi di un “torto” subito dall’orco anni prima, che gli concede di tornare ad essere per un giorno il temibile mostro di prima. Ma catapultato in un’esistenza avversa e in un mondo di “Molto Molto Lontano” governato dallo stesso ometto e accortosi di essere stato imbrogliato, potrà tornare alla vita “reale” solo attraverso il bacio del vero amore, ovvero di Fiona, guerriera a capo di un esercito di Orchi che vuole eliminare Tremotino.

Un conto è citare, un conto è plagiare. Ma nel quarto ed ultimo episodio della serie il passo dall’uno all’altro è breve. Cosi sceneggiatori  e regista si appellano a Capra per spiegare all’orco verde quanto “la vita sia meravigliosa”.  Il mostro non è mai stato difatti così umano (la crisi di mezza età) e politically correct (elogio della famiglia e di una vita modesta, in tono più conviviale diremmo "chi si accontenta gode"), mai così ammaliato dai canonici sviluppi drammatici delle belle favole, mai così ingenuamente collaudato all’happy ending, mai così penosamente sovversivo (se ancora possiamo definirlo tale).

Che fine ha fatto la corrosività del primo e del secondo film, che imprimevano la loro qualità sullo stravolgimento caratteriale dei noti personaggi fiabeschi e sullo scardinamento dei topici buoni sentimenti? Già nel terzo episodio la trasgressione si trascinava a fatica e  qui nemmeno il repentino cambio di ruoli (la Fiona guerriera che si atteggia a regina amazzone non molto diversa da Xena, Il Gatto con gli stivali diventato obeso)incoraggia la narrazione su piste divergenti ma degne di un finale anche solo diversamente programmatico. Perfino i personaggi di contorno (quelli conosciuti) sembrano inchiodati alle scenografie, perso lo spessore umoristico e nonostante acquistato quello “corporeo” con lo stereo 3D, o vengono  introdotti e ritirati subito dalla scena (il pifferaio magico) e l’antagonista Tremotino  di “grimmiana” memoria (ma la cui storia è oscura ai più, almeno nel nostro Paese), nano scaltro e inappagabile, è privo di quel sadismo anti-convenzionale a cui ammiccava ripetutamente chi lo ha preceduto.  

L’epilogo della saga è insomma quanto di più fiacco si potesse realizzare, occultato nell’inosservanza dell’etica del cinema d’animazione (e più specificamente quello disneyano) e irrimediabilmente incastrato nella trappola del moralismo facile che non può non citare ed esibire il classico “e vissero felici e contenti”. La favola (tradizionale) rimane quindi integra (strutturalmente e concettualmente) e l’omaggio (non parodico) a “La Bella e la Bestia” e le svenevoli effusioni d’amore bisbigliate da Shrek alla moglie sono la testimonianza di una deludente e macchinosa arrendevolezza alle convenzioni. Peccato.