Solo un Padre: Recensione di Paolo Bassani

Carlo (Luca Argentero) è un giovane ragazzo padre, trentenne, affermato dermatologo, la cui vita scorre tranquilla ma senza particolari avvenimenti. Ha degli amici che gli vogliono molto bene e lo aiutano con la piccola Sofia di dieci mesi, dei genitori apprensivi e comprensivi e una routine che ogni giorno lo accompagna. Dentro di lui però giace un tremendo dolore, un trauma passato difficile da superare, e sarà una nuova conoscenza, la giovane Camille (Diane Fleri), ricercatrice scientifica e babysitter a tempo perso, che Carlo incontra nel parco facendo jogging, a rimettere tutto in discussione e a far uscire dalla sua anima una triste realtà.

Luca Lucini, 41enne regista italiano ormai conosciuto e affermato, è stato, tra le altre cose, uno dei responsabili del lancio della “stella Scamarcio”, avendo diretto nel 2004 l’ormai stracult Tre metri sopra il cielo. Dopo quel successo, e dopo aver coraggiosamente rifiutato di dirigerne il sequel, Lucini ha tentato di portare avanti una sua personale visione della moderna commedia italiana, fatta di uomini normali in situazioni straordinarie, con i più che sufficienti L'uomo perfetto e Amore, bugie e calcetto: ci si aspettava quindi che questo nuovo Solo un padre, in uscita il prossimo Venerdì 28 Novembre, proseguisse su questa strada, visto il tema trattato e l’attore scelto per interpretarlo, quel Luca Argentero (Saturno contro, A casa nostra) che l’anno scorso stupì pubblico e critica con la verve dimostrata in Lezioni di cioccolato.

Purtroppo questa volta l’alchimia non è riuscita. Per colpa di una sceneggiatura scadente (tratta, inusualmente, dal libro inglese di Nick Earls “Le avventure semiserie di un ragazzo padre”), il film si blocca in più punti non riuscendo a scegliere quale strada seguire tra il versante più comico e leggero (con gli amici di Carlo, interpretati da Fabio Troiano (Il giorno + bello, Giorni e nuvole) e Alessandro Sampaoli (Camera Café in tv), che tentano maldestramente di fare le spalle “all’americana” non riuscendoci per nulla) e quello drammatico e sentimentale (il passato traumatico del protagonista è pronto a riaffiorare in tremendi flashback interpretati da una sprecatissima Claudia Pandolfi in un ruolo tutt’altro che felice). La scelta registica di Lucini poi è discutibile: per infondere un senso di opprimenza allo spettatore, che dovrebbe rappresentare lo spaesamento e la paura di Carlo nell’affrontare le scelte che la vita gli impone, il regista milanese ci affatica con primi piani mal riusciti e asfissianti, riuscendo solo ad irritare e a far volgere lo sguardo e la mente da altre parti. Dal canto suo, Argentero, pur impegnandosi e facendo passi in avanti, non riesce ancora ad essere convincente come attore “maturo”. Bella scoperta invece la francese Diane Fleri (Mio fratello è figlio unico, Come te nessuno mai), solare, brava e spigliata.

Produce e distribuisce la Warner Bros. italiana, complice di promuovere il film con una locandina che reputo, personalmente, una delle più brutte degli ultimi tempi.