Solomon Kane: Recensione di Paolo Bassani
Arriva sugli schermi quasi un secolo dopo la sua comparsa su carta stampata per mano di Robert E. Howard (lo stesso autore che ha dato i natali a Conan il barbaro). Il suo nome è Solomon Kane (e lo interpreta James Purefoy, dalla carriera quasi puramente televisiva), e nell’Inghilterra del XVI secolo fa il pellegrino pacifico dopo una vita passata a uccidere, saccheggiare e depredare a cui ha messo la parola fine dopo un poco piacevole faccia a faccia con l’infuocato Mietitore del Diavolo. Per espiare le sue colpe e ripulire la sua anima dannata Solomon decide di trascorrere un periodo di isolamente e preghiera in un monastero, dal quale viene infine costretto ad uscire. Durante il cammino verso qualunque luogo gli possa dare pace, Solomon incontra una famiglia che gli offre cibo e riparo. Quando però vengono tutti sterminati dal sicario mascherato del perfido Malachi, uno stregone impossessatosi del castello di famiglia di Kane, Solomon partirà alla ricerca dell’unica supersiste al massacro, la giovane Meredith (Rachel Hurd-Wood, Profumo, Dorian Gray), rapita e usata come esca per attirare l’eroe in una trappola.

Il trailer faceva sghignazzare, in realtà Solomon Kane nasce e vuole essere trattato come un classico B-movie di quelli che proliferavano un tempo e che oggi non vengono più presi in considerazione dal grande pubblico. Tutto è di media fattura, dalla regia alle interpretazioni, dalla sceneggiatura alla trama, per non parlare delle musiche (firmate Klaus Badelt, che dopo aver creato tema portante e score del primo Pirati dei Caraibi si è perso nei meandri delle più infime produzioni di Hollywood, dal cartoon sulle Tartarughe Ninja al Re Scorpione 2) e degli effetti speciali risibili. Però regge, tiene botta. E’ un film duro, granitico, che sa di non poter contare su ingenti mezzi di produzione e quindi fa quello che oggi nessuno fa più, per esempio utilizzando set reali nella natura più impervia ed estrema (è stato girato nella Repubblica Ceca, e la troupe ha avuto di che lamentarsi per le condizioni proibitive in cui hanno dovuto lavorare), immergendo il cast nel fango fino al collo sotto torrenziali piogge, infarcendo di sudiciume e sporcizia ogni ambiente. E’ così che il film acquista una sua anima, lontana dagli eroi patinati che sono soliti popolare le sale dei multiplex: Solomon Kane è un eroe solitario proprio come è solitario questo film, che passerà inosservato nei cinema, a causa di una distribuzione ferragostana da fondo di magazzino.

Pulp e “tamarro”, Solomon Kane è un film godibile e dignitoso. Certo, prevedibile e scontato, ma apprezzabile per la buona struttura che lo regge, per dei flashback ben utilizzati, per un paio di caratteristi eccellenti (Pete Postlethwaite e Max von Sydow), per quel fascino che solo gli eroi leggendari con mantello, cappello e spada posso avere se trattati con il dovuto rispetto. La tranquilla “sufficienza” gli può essere affibiata senza problemi.