Splice: Recensione di Paolo Bassani

Coppia nel lavoro e nella vita, Elsa (Sarah Polley) e Clive (Adrien Brody) lavorano assiduamente per creare  una nuova specie animale, un ibrido, dal quale poter estrapolare proteine da utilizzare per la cura delle malattie genetiche negli uomini. Entrambi sarebbero anche pronti a fare il passo successivo, ovvero ad utilizzare del DNA umano, ma la società per cui lavorano glielo vieta. In segreto però i due vanno avanti per la loro strada, e danno vita ad un essere che racchiude in sé alcune tra le più incredibili capacità della natura.

Ibrida è la creatura protagonista del film, quanto ibrido è il film stesso. Splice di Vincenzo Natali vorrebbe mescolare l'horror con la genetica, rimanendo però anche nei binari di un discorso più ampio sull'uomo e  sulla natura. E ci riesce a fasi alterne. Parte bene (anche se con dei titoli di testa animati piuttosto confusionari) e ci immerge nelle vite e nel lavoro dei due protagonisti. Le due creature inizialmente da loro create, delle masse gelatinose ambulanti che chiamano con simpatia Ginger e Fred, provocano nello spettatore un fascino repulsivo piuttosto efficace, e alcuni momenti, come quello dell'imprinting tra i due "mostriciattoli", creano suspense tangibile. Ed in effetti sono molte le scene  particolarmente riuscite: penso ad esempio ad un'altra con protagonisti Ginger e Fred di fronte ad un pubblico esterrefatto durante una convention, che però va a finire decisamente peggio della prima, oppure ad un'altra in cui Elsa e Clive sono sul tetto della loro casa di campagna tentando di inseguire Dren (chiamano così l'essere nato dal loro esperimento con DNA umano) e si trovano di fronte ad una sorpresa niente male. La storia compie anche delle scelte piuttosto ardite: c'è molto sesso, persino un mezzo incesto, e alcune scelte riguardanti la Dren "adulta" (quando questa è interpretata  dall'attrice Delphine Chanéac e non è più una creatura solo digitale), che portano i suoi due "genitori" a trattarla più come una figlia che come un animale, sono abbastanza discutibili e contribuiscono quindi a rendere più partecipe il pubblico agli eventi narrati.

Natali dimostra quindi, pur con i pochi mezzi a disposizione, di saper creare più di una scena ad effetto. Dove però il film fallisce è nella sceneggiatura: i cambi di posizione che i due scienziati continuano a cambiare drasticamente durante il film nei confronti di Dren sono piuttosto imbarazzanti ed inspiegabili. E i due attori protagonisti non fanno nulla per dare credibilità ai loro personaggi: Brody, che la costumista decide di vestire da "giovanotto" con risultati pietosi,  conferma la sua parabola discendente, e una forte delusione arriva anche da Sarah Polley, incapace di dare sfumature ad un personaggio che avrebbe meritato ben altro trattamento.