The Box: Recensione di Paolo Bassani

1976. Mentre le due sonde spaziali Viking mostravano al Mondo per la prima volta nitide e precise immagini del suolo di Marte, un uomo suonava di buon'ora il campanello della famiglia Lewis, in Virginia. Arthur (James Marsden), che proprio alla realizzazione di quelle sonde ha collaborato, e la moglie Norma (Cameron Diaz) si svegliano e trovano davanti alla porta d'ingresso una scatola. Al suo interno uno strano marchingegno di legno, con un pulsante rosso. Poche ore dopo un uomo di nome Arlington Stewart (Frank Langella) farà loro un'offerta: se premeranno quel bottone entreranno immediatamente in possesso di un milione di dollari. Ma nello stesso momento qualcuno, nel mondo, morirà. Arthur e Norma hanno 24 ore di tempo per prendere una decisione.

A volte basterebbe fare un passo indietro e mirare un po' più in basso. Richard Kelly invece non ci sta e il suo ultimo desiderio pare davvero essere quello di compiacere il pubblico, anche a rischio di minare ulteriormente una credibilità sempre più in discesa dopo il cult Donnie Darko. Anche stavolta chi è accorso al cinema per la sua nuova fatica, The Box, attirato da un incipit curioso ed intrigante tratto da un racconto di Matheson, si è trovato di fronte ad un groviglio di immagini e significati difficili da districare. E dire che l'inizio è fulminante: un prologo solamente scritto, battuto a macchina, che subito ci butta a capofitto nel mistero (d'altronde viene usato la parola "resurrezione"); poi l'incontro con i Lewis, marito, moglie e figlioletto. E infine la comparsa di Arlington Stewart, dal volto deturpato in maniera violenta ma affascinante, destinato a lasciare un segno pesante nella vita di quelle tre persone.

Si diceva che l'inizio è promettente. Non è solo la scatola in sé a destare la curiosità dello spettatore, ma una miriade di altri particolari: dal difetto fisico al piede di Norma, protagonista di una crudele ma splendida ed inquietante scena nella classe dove insegna, passando per le ambizioni astronautiche di Arthur, deciso a volare nello spazio ma fermato da un imprevisto che non si sa spiegare. Il tutto girato con un'elegante freddezza, con una messa in scena ineccepibile, con un ritmo pacato ma mai noioso, con musiche efficaci e una presenza, quella di Frank Langella, perfetta. Tutto bene quindi, almeno fin quando si rimane nel terreno della "verosimiltà". Insomma fino a quando si rimane con i piedi per terra. Da lì in poi tutto degenera, e anticiparvi dove andrà a parare il film significherebbe farvi un torto. Limitiamoci a dire che si sfocia ben oltre il metafisico (ricordate le proiezioni trasparenti di Donnie Darko? ecco, siamo da quelle parti), con spostamenti inspiegabili di materia, esperimenti che coinvolgono la NASA e il governo, sparizioni e quant'altro.

Il periodo storico e la paranoia che impregnava gli anni della Guerra Fredda sono tangibili. Purtroppo a Kelly non basta mettere in scena un onesto thriller, vuole osare, sperimentare, comunicare a chi ha voglia di spremersi le meningi di fronte ai suoi film. Ed ecco quindi riflessioni su riflessioni, dalle più superficiali (il rapporto uomo-denaro, ogni azione ha una conseguenza) alle più profonde (discorsi sulla Morte, sull'aldilà, finanche sfociando nella fantascienza pura). Insomma più che un film, un test per cinefili esperti. Ben realizzato, recitato discretamente, ma di difficile ingurgitazione.