The Horsemen: Recensione di Riccardo Balzano

Il detective Aidan Breslin, vedovo con due figli, deve indagare su alcuni omicidi ad opera di un gruppo di ragazzi che s'ispirano al testo dell'Apocalisse. Quattro sono le vittime e quattro i "cavalieri" ( nome che gli assassini hanno preso in prestito dalle figure del brano evangelico) che operano. Allo stesso tempo il poliziotto tenta di salvare il rapporto con i figli, soprattutto con il più grande.


Niente di nuovo dal fronte. Jonas Akerlund, regista di videoclip ( nella sua breve filmografia c'è "
Madonna. I'm going to tell you a secret", documentario sul tour della regina del pop nel 2004) porta sullo schermo un thriller macabro e sgangherato ripassato negli stessi ingredienti dello stesso "Saw" a cui si ispira ormai la maggior parte dei film del genere. Se manca la violenza in presa diretta, dalle scene del crimine traspaiono comunque i segni di efferati delitti che fanno rabbrividire. Davvero "Saw" è in questo caso il grande esempio a cui ispirarsi, e forse anche "Hostel", ma si copia un po' troppo e la creatività ne è impigrita. Ci si concede volentieri a qualche tòpos soprattutto sul piano della vita privata: il riproponimento ad esempio del padre, vedovo, che oltre ad occuparsi della sicurezza pubblica deve proteggere i figli, fare in modo che l'infelice rapporto con essi non degeneri ulteriormente. Anche se forse qui si può riscontrare una novità: la minaccia deriva anche dall'interno del circolo familiare. Imbarazzante e inopportuna la scelta di prendere spunto dal brano evangelico per portare avanti un thriller che vorrebbe sconvolgere ma che non provoca nemmeno. Se aggiungiamo poi sequenze involontariamente divertenti e la tendenza allo sbizzarrirsi con qualche banalità di troppo, allora tutto crolla ancora più vertiginosamente. A poco serve qualche colpo di scena, più o meno d'effetto, disseminato qua è là per dare qualche scarica elettrica a una storia che procede fiaccamente e che di originale ha ben poco. Bravo comunque Dannis Quaid, bene anche la cinese Zhang Zii, che dai problemi amorosi di una sensibile geisha passa ai disturbi psicologici di un'inquieta ragazza.

"The Horsemen" (che prende il nome proprio dai quattro cavalieri dell'Apocalisse) è insomma un thriller mal riuscito, con poche trovate registiche e una prepotente attenzione al mantenersi ai canoni del genere negli ultimi tempi, ovvero molta violenza e storia strampalata.