The International: Recensione di Paolo Bassani

La IBBC (International Bank of Business and Credit) è uno dei più potenti istituti di credito al mondo. Con filiali sparse per l'America e l'Europa, la banca sembra avere le mani in pasta in sporchi affari riguardanti la vendita di armi leggere ai paesi africani in guerra, o almeno di questo è convinto l'agente dell'Interpol Louis Salinger (Clive Owen, Shoot’em up, I figli degli uomini), che con l'aiuto della bella e determinata Eleanor Whitman (Naomi Watts, King Kong, La promessa dell’assassino) seguirà le tracce di soldi sporchi attraverso New York, Berlino, Istanbul e l'Italia, cercando di scovare e far processare il reticolo di criminali che si nasconde dietro un'aura di apparente intoccabilità.

Tra i doveri di un buon critico ci sarebbe quello di non raccontare molto del film di cui scrive, così da non rovinare la sorpresa allo spettatore. Beh, mai compito fu più facile: qua c’è gran poco da raccontare! O meglio, la trama è talmente ingarbugliata da risultare di difficile comprensione ad una prima visione della pellicola, la recitazione dei due protagonisti è scialba e svogliata, la narrazione si trascina stancamente per due ore piene per colpa di una regia (del tedesco Tom Tykwer, Profumo) poco abile nel dare ritmo e pathos ad una storia che avrebbe avuto come unica ragione di esistere una tagliente tensione che in The International manca completamente. L'unico momento in cui ci si risveglia dal torpore è una rumorosissima, lunga e ben realizzata, anche se totalmente assurda e conclusa male, sparatoria tra i piani a spirale del Guggenheim Museum (ricostruito in un ex fabbrica di locomotive), che viene totalmente distrutto. Subito dopo lo spettatore ripiomba nella catalessi più totale, barcamenandosi tra risate involontarie (Owen che si aggira con la pistola in mano tra file di macchine ferme al semaforo senza che nessuno si preoccupi di niente è pura fantascienza) aspettando un agognato finale che semplicemente... non c'è, e che vorrebbe allargare le braccia in segno di resa di fronte a questi colossi monetari che tutto possono e tutto controllano.

Incredibile che un film del genere abbia aperto il Festival di Berlino (ma la nazionalità del regista avrà sicuramente aiutato) mentre è da segnalare la nutrita ambientazione italiana, a Milano e sul lago d'Iseo, con la partecipazione di Luca Barbareschi nei panni di un "pentito" candidato politico alle elezioni.