The Losers: Recensione di Paolo Bassani

Un ristretto commando di agenti speciali americani viene mandato in Bolivia per scovare e distruggere la sede operativa di un potente criminale. Purtroppo si accorgono ben presto sulla loro pelle di essere caduti in una trappola. Riescono miracolosamente a scampare all'attacco ordito ai loro danni dal perfido Max (Jason Patric), anche se agli occhi del mondo, cattivo compreso, restano morti. Decidono così di tornare negli Stati Uniti e di vendicarsi dell'uomo che ha tentato di ucciderli. Per farlo dovranno fidarsi della bella Aisha (Zoe Saldana), mossa apparentemente da fini ecologisti.

No, non è A-Team 2. Anche se dal prologo potrebbe effettivamente sembrarlo. Stessi brutti ceffi, stesse facce da Sberla, stesse grafiche esplosive che descrivono nomi e caratteristiche dei personaggi affinché possiamo fare la loro conoscenza. Il leader è il Jeffrey Dean Morgan di Watchmen, il belloccio è il Chris Evans dei Fantastici Quattro, gli altri sono tutti abbastanza anonimi. A loro si aggiunge la bella Zoe Saldana, la protagonista - dietro i pixel - di Avatar. Insieme fanno un gruppetto di scanzonati che cercano di acciuffare un supervillain - talmente poco credibile da sembrare uscito da uno dei primissimi Bond - e di riabilitarsi agli occhi della giustizia. The Losers si presenta con un prologo soddisfacente che termina con un colpo di scena - e allo stomaco - niente male, ma poi si rifugia nei cliché per tutto il resto della sua durata. Il regista Sylvain White (Stepping - Dalla strada al palcoscenico), senza infamia e senza lode, fa quello che può per portare sullo schermo uno script onesto ma tutto già visto, e che stupisce sia stato scritto non proprio da due esordienti: Peter Berg (regista di Hancock e The Kingdom) e James Vanderbilt (Zodiac). Più che altro il film sembra una summa, un riassunto, di tutte le scene più ripetute dal cinema d'azione contemporaneo, da uno scontro a metà tra il violento e il sessuale tra Jeffrey Dean Morgan e Zoe Saldana (ne abbiamo visti di migliori) ad un finale scoppiettante ma addirittura eccessivo. Va detto che un paio di colpi di scena sono ben assestati, soprattutto riguardo il destino di uno dei personaggi del gruppo, e che il film si lascia guardare seppur non goda né di una sufficiente dose di ironia, auspicabile in prodotti che vorrebbero essere cool, né di scene d'azione così irresistibili o tamarre, ma qui la colpa potrebbe essere del budget ridottissimo per un film di questo genere, appena 25 milioni di dollari.

Scarso il carisma messo in campo dagli attori: se Jason Patric nei panni del cattivo gioca con il ruolo che tutti noi vorremmo interpretare almeno una volta nella vita, ma alla lunga diventa stucchevole, tra il gruppetto di "sfigati" Dean Morgan non ha l'appeal per fare il boss e Chris Evans, oscenamente imbruttito con occhialini alla Harry Potter e pizzetto inguardabile, resta nell'ombra. Speriamo che i realizzatori di Capitan America lo sappiano valorizzare a dovere... Quasi sprecata l'ottima musica di John Ottman (Superman Returns, Operazione Valchiria), molto buoni i titoli di coda animati con i paragoni tra i personaggi "dal vivo" e quelli del fumetto.