The Road: Recensione di Paolo Bassani
In un’epoca imprecisata, ma in un futuro ben più prossimo di quanto possiamo pensare, il mondo risulta praticamente morto in seguito ad una non meglio precisata catastrofe. Tra le strade arse e deserte, senza più energia elettrica o vegetazione, ancora circolano sparuti gruppi di persone alla costante ricerca di acqua, di vecchio cibo in scatola e di un riparo. Tra loro un padre (Viggo Mortensen, Il Signore degli Anelli, A History of Violence) e un figlio (Kodi Smit-McPhee) cercano di raggiungere l’oceano camminando verso sud in un estremo tentativo di sopravvivenza, ma la fame li attanaglia e i pericoli sono costantemente in agguato a causa di umani che il cataclisma ha reso folli, pronti a tutto e, persino, cannibali.

Tratto dal romanzo di Cormac McCarthy (lo stesso autore di Non è un paese per vecchi) vincitore del Premio Pulitzer nel 2007, The Road riesce a ricreare sul grande schermo una convincente America post-apocalittica piena di insidie e di paure, la cui polvere, l’umidità, lo sporco e l’aria pesante traspaiono distintamente attorno ai due protagonisti del film. Protagonisti soli contro il mondo, baluardi del vero tema portante del film, ovvero un toccante rapporto padre-figlio fatto di totale fiducia, di lucidità anche nella più estrema delle situazioni, e di amore assoluto. Il genitore, ovviamente protettivo nei confronti del piccolo, non manca però di considerarlo ben più maturo della sua età vista l’esperienza che sta attraversando, senza cercare quindi di nasconderlo alla vista dei cadaveri imputriditi dai vermi e insegnandoli addirittura, in un momento di grande tensione, quale sarà il modo giusto per suicidarsi in caso dovesse rimanere solo al mondo. Il viaggio dei due sulla loro Strada è come suddiviso in capitoli, in atti: il pericolo, con le orde di sopravvissuti assetati di carne umana; l’orrore, quando i due troveranno un vero e proprio macello di loro simili ancora in vita; la speranza, grazie ad un magazzino sotterraneo che per un po’ riporterà il sorriso sui loro consunti volti; la compassione, con l’emozionante e commovente Robert Duvall nei panni di un vecchio la cui speranza è ancora forte; la dura realtà della guerra, quando verso il finale il padre dovrà compiere una scelta di vendetta impopolare ma a suo parere dovuta. Il tutto intervallato, ed è questo il tasto più dolente della pellicola, da continui flashback dedicati al loro passato, a quando il nucleo familiare era completato dalla madre Charlize Theron, la quale, pur dando al suo personaggio una connotazione interessante e sofferta, non giustifica le inutili interruzioni del racconto che, oltre a smorzare la tensione, erano anche quasi del tutto assenti nel testo di McCarthy. A conti fatti, se il suo personaggio fosse stato completamente tagliato, il film ne avrebbe giovato non poco.

La trasposizione in fin dei conti funziona soprattutto grazie all’intelligente sceneggiatura di Joe Penhall (L’amore fatale), mentre la regia di John Hillcoat (autore dell’interessante western postmoderno La proposta con Guy Pearce, che proprio in The Road ha un cameo finale) lascia coscientemente che a parlare al pubblico siano le tristi immagini di un mondo ormai incenerito. La clamorosa interpretazione di Viggo Mortensen, infine, è da pelle d’oca. E' un'ingiustizia che la "stagione dei premi" non gli abbia tributato il giusto onore. Debole invece la performance del piccolo Smit-McPhee, un vero peccato.