The Strangers: Recensione di Leonardo Piva

Kristen e James sono una coppia felice. Una sera, dopo aver preso parte al ricevimento nuziale di un amico, tornano come sempre nella loro bella casa, immersa nella natura e lontana dal caos cittadino. Ma quella che doveva essere una piacevole serata di festeggiamento si trasforma in un incubo quando nel cuore della notte qualcuno bussa alla porta, chiedendo di Tamara. Per Kristen e James è l’inizio di un incubo che li vedrà perseguitati da tre misteriosi e minacciosi stranieri mascherati.

Il nuovo anno è iniziato bene, non c'è che dire. L'opera prima di Bryan Bertino è molto interessante, per quanto non esente da difetti figli dei, purtroppo non ancora scomparsi o sostituiti, clichè del genere.
Il film è veramente ben bilanciato tra la suspance indotta e intrinseca della prima parte, in cui sostanzialmente il film cuoce a fuoco lento due mancati futuri sposi (su tutti la bravissima Liv Tyler) impegnati a sistemare alcune ferite prima di accorgersi immediatamente che hanno a che fare con delle situazioni non proprio rasserenanti, ed una seconda parte veramente tirata, che concede sangue e uccisioni senza però perdere di vista le fondamenta della pellicola: l'atmosfera.
Infatti The Strangers non è un horror gore o splatter, ma un riuscito film in cui l'atmosfera si impadronisce e detta i ritmi della visione, crea un climax efficace di continuo aumento dell'adrenalina, che trova la sua apoteosi nell'ultimo secondo di pellicola.

A sporcare la buonissima confezione ci sono comunque ancora alcuni soliti clichè, purtroppo. Con tutta l'ammirazione che si può avere nei confronti di Non Aprite Quella Porta, è però difficile capire come mai non si ponga rimedio a certe cose ormai veramente dannose per il film stesso, in quanto divenute assolutamente prevedibili e quindi perfette per smorzare (o annullare) la carica emotiva di certe scene o decisioni. A quasi una quarantina d'anni dal film di Tobe Hooper faccio veramente fatica ancora a credere come mai a nessuna venga il rifiuto di far appoggiare il protagonista a superfici non rigide (una tenda per esempio), oppure doverlo vedere inciampare nella fuga che può salvargli la vita, o peggio ancora assistere alla decisione di isolarsi e far si che ognuno rimanga da solo proprio nel momento di peggior pericolo; e per fortuna che questo film ne ha pochi, però purtroppo veramente stancanti.
Senza contare che una morte è incredibilmente telefonata e nonostante si incrocino veramente le dita perchè non sia così prevedibile, non ci possiamo sottrarre a questa incredibile caduta di tensione.

Alla fine dei conti ne rimane indiscutibilmente un'opera prima interessante di Bertino sia in veste di regista che sceneggiatore, che potrebbero inserirlo nella cerchia dei registi di genere in grado di contribuire al rilancio dell'industria, e conti alla mano il suo prossimo Alone si è già meritato la giusta attenzione.