The Tourist: Recensione di Paolo Bassani

E' attraente, è seducente, è elegante, è misteriosa: tra le vie di Parigi viene fotografata e pedinata come fosse una star. In realtà a seguirla sono agenti internazionali, e lei (Angelina Jolie) è la donna di uno dei criminali più ricercati al mondo, dileguatosi e divenuto irrintracciabile ed irriconoscibile in seguito ad un'operazione chirurgica facciale. L'Interpol e i servizi segreti sperano che lei possa portarli dritti da lui, ma non sono gli unici a cercarlo: sulle tracce di quest'uomo misterioso, di nome Alexander Pierce, c'è anche un gangster russo al quale questi ha rubato una fortuna. In questo intrigo internazionale finirà imbrigliato il povero docente americano Frank Tupelo (Johnny Depp), in visita turistica a Venezia.

Viene da pensare a una gioiosa (e ben pagata) vacanza-premio. Per il regista, Florian Henckel von Donnersmarck (premio Oscar per Le vite degli altri), coinvolto chissà come in questo suo primo progetto hollywoodiano; per la coppia di star, mai così svogliate e fuori parte (le nomination ai Golden Globes appena ricevute sia al film che alle loro performance sono semplicemente scandalose); per gli sceneggiatori, tra cui spiccano Julian Fellowes  (Gosford Park) e Christopher McQuarrie (I soliti sospetti), due firme di autentico prestigio la cui penna stavolta però pare essere stata dimenticata sulla scrivania sbagliata. The Tourist è un gigantesco bluff, un film povero e vuoto mascherato da grande produzione internazionale. Le vedute parigine e veneziane, i grandi alberghi, le gite in motoscafo sembrano più un gigantesco spot all'ospitalità (per chi ha conti in banca a infiniti zeri) e alla gentilezza dei Paesi ospitanti che delle vere e proprie scenografie con una loro utilità specifica.

La pochezza della trama è imbarazzante e scricchiola fin dalla primissima inquadratura. Ogni situazione è paradossale, e sfocia spesso nel ridicolo più assurdo: perchè perdere tempo a minacciare di morte la Jolie perchè riveli l'ubicazione di una cassaforte che si sa di sicuro essere nella stanza in cui lei e i suoi aguzzini si trovano in quel momento, anzichè provare anche per pochi secondi a cercarla, visto che era lì sotto i loro occhi? E Depp che esce bello e tranquillo da un furgone della polizia in cui è tenuto in stato di fermo mentre nessuno si accorge di nulla? Per non parlare poi del colpo di scena finale, che è quanto di più telefonato si possa mettere in scena, con una sorta di depistaggio durante il film (nella persona del bravo Rufus Sewell, sprecato) a cui non si crede neppure per un secondo. La presenza italiana nel cast poi è francamente imbarazzante: Christian DeSica è bravo ma paga le sorti di un personaggio scritto malissimo, mentre un bel velo pietoso è meglio stendere sul siparietto tra Depp e Frassica, girato in maniera dilettantesca, e sul cameo imbambolato di Raoul Bova, che fa rimpiangere ogni critica positiva mai spesa sui suoi progressi recitativi in questi anni.

Quello che infine doveva essere il punto di forza del film, la coppia di star più ricercate e glamour del pianeta, si rivela uno dei più deboli: l'alchimia è totalmente assente, e i loro dialoghi (di una lentezza e di una pesantezza assolutamente non adatte ad un film di massa) risultano irritanti oltre che inascoltabili. "Premio Tristezza" poi all'unica scena d'azione (ma chiamarla così è veramente un regalo) presente nel film: una sorta di fuga in motoscafo tra le calli veneziane (originalità a 1000) così veloce, sfrenata e serrata da provocare nello spettatore un sonno profondo, letale e senza possibilità di risveglio.