The Town: Recensione di Paolo Bassani
Charlestown è un quartiere di Boston, uno tra i più brulicanti di criminalità. Nascerci, crescerci, viverci, è considerata una colpa, ma una colpa che tutti quelli che decidono di rimanere anche da adulti tra quelle case, in quelle strade, sanno sorreggere a testa alta. E ognuno si arrangia come può. Come Doug (Ben Affleck), all’apparenza il classico bravo ragazzo, gentile e premuroso: lui a intraprendere una strada diversa c’aveva provato, con una carriera sportiva finita però troppo presto. Così, come il padre prima di lui (Chris Cooper) ancora in galera, decide di crearsi la sua banda e di imporsi nella città con ben orchestrate rapine alle banche. La sua intelligenza e la sua freddezza sono in contrasto con l’impulsività e la rabbia del suo braccio destro, e amico d’infanzia, Jem (Jeremy Renner, The Hurt Locker), che durante l’ennesima rapina decide di prendere in ostaggio la direttrice dell’istituto, Claire (Rebecca Hall). La donna viene rilasciata subito dopo, ma Doug, per scoprire se sa qualcosa che potrebbe mettere in pericolo lui e i suoi compari, comincia a seguirla. E se ne innamora. Intanto la polizia lo bracca sempre più da vicino…

Fare il bis è sempre difficile, soprattutto quando l’esordio sorprende tutti. Ben Affleck, bistrattato attore della nuova Hollywood mai stato capace di lasciare il benché minimo segno con nessuna delle sue tante interpretazioni, stupì tutti tre anni fa con una folgorante opera prima, quel Gobe Baby Gone tratto da Lehane che più passano gli anni più fa aumentare la sua schiera di estimatori. Caso isolato? Evento irripetibile? O, i più cattivi insinuano, ghost director alla sue spalle? Ma Affleck il pallino autoriale l’ha sempre avuto (non dimentichiamo che già tredici anni fa, in coppia con Matt Damon, vinse un Oscar per la sceneggiatura di Will Hunting), e forse se non fosse stato per il bell’aspetto che gli ha facilmente aperto le porte della recitazione, ci si sarebbe dedicato fin da subito. Con The Town continua il suo discorso sulla criminalità bostoniana, e sulle modalità di redenzione che un uomo ha a disposizione per uscire da una vita che è stato costretto a crearsi. E se nei polizieschi è frequente la coppia sbirro buono/sbirro cattivo, qui invece lo scontro è tra criminale buono e criminale cattivo (Affleck e Renner), entrambi con un passato alle spalle duro da dimenticare.

The Town è spettacolare, avvincente e intelligente, ma anche più cerebrale e meno emotivo del suo predecessore. La sceneggiatura è forte, precisa e offre più di un ottimo spunto, lasciandosi andare anche a non troppo velate accuse contro l’attuale sistema poliziesco americano (esemplare un momento nel quale una guardia fa finta di non vedere i ladri all’opera, o lo sfogo del detective che non ha mezzi sufficienti per incastrare la banda perchè “nessuno di loro si è ancora convertito all’Islam”…), inoltre – caso raro – offre anche dei ruoli femminili forti (Rebecca Hall ma anche l’ottima scelta Blake Lively) e non relegati a sole pedine sullo sfondo. La trama non segue schemi, quindi il film è imprevedibile ed inaspettato. Dubbi si possono avanzare sull’interpretazione di Ben Affleck, stavolta assoluto protagonista, che ancora non riesce assolutamente ad essere incisivo. Molto meglio Renner e soprattutto il grande Jon Hamm di Mad Men, mentre le partecipazioni di ottimi comprimari come Chris Cooper e Pete Postlethwaite rendono il cast di contorno davvero eccellente.

Paragonato da più parti, e a ragione, al Cavaliere oscuro per come affronta in modo molto analogo il tema della criminalità (e sfido chiunque a non ripensare al prologo del film di Nolan quando anche The Town inizia con una rapina in banca ad opera di tizi mascherati…), il film offre anche più di una scena di adrenalinica azione, di inseguimenti tra le strade di Boston e sparatorie all’ultimo respiro. Ciò che una produzione di Hollywood dovrebbe sempre coniugare: contenuto ed entertainment.