Thor: Recensione di Paolo Bassani

Nel regno di Asgard, re Odino (Anthony Hopkins) sta per incoronare come suo successore il coraggioso figlio Thor (Chris Hemsworth). Ma un'azione sprovveduta di quest'ultimo, che riapre un'antica guerra con il popolo dei Giganti di Ghiaccio, costringe Odino a ricredersi e a bandire Thor confinandolo sulla Terra e privandolo del suo potere maggiore, il Martello Mjolnir. Scaraventato nel New Mexico, Thor viene recuperato da un team di scienziati, mentre il suo fratello minore, Loki (Tom Hiddleston), ad Asgard, brama alle sue spalle. Dell'arrivo di un essere dotato di grandi poteri sul pianeta Terra, si accorge anche lo S.H.I.E.L.D.

Dover recensire un cinecomics Marvel sta diventando sempre più fastidioso, perché sono diventati ormai tutti così prevedibili e creati con lo stampino da risultare l'uno la continua copia di quello precedente. Thor non è esente da questo peso: chi si aspettava che la regia di Kenneth Branagh, nome quanto più lontano dai blockbuster hollywoodiani e più a suo agio in trasposizioni shakesperiane, potesse dare vita ad un film più drammatico ed intenso dei colorati e sopra le righe Iron Man o del concentrato tutto-azione dell'Incredibile Hulk di Leterrier, resterà amaramente deluso. L'unico personaggio che avrebbe meritato maggiore approfondimento e attenzione psicologica, il Loki di Tom Hiddleston (e qua mi viene di consigliarvi, come al solito, di rimanere in sala fino alla fine dei titoli di coda..), diventa poco più che un monello capriccioso, a discapito delle sottili ragioni dei suoi comportamenti.

La volontà della Marvel di creare film che piacciano necessariamente a tutti si rivela come al solito un'arma a doppio taglio: un giusto mix tra azione, commedia, dramma e - addirittura - fantascienza, è un'alchimia quasi impossibile da ottenere. Pochissimi i momenti divertenti (penso alla scena in cui la zona attorno al martello Mjolnir, prima dell'arrivo dello S.H.I.E.L.D., si trasforma in un camping con birre e barbecue), molti quelli che fanno storcere il naso, come l'arrivo sulla Terra dei compagni di lotta di Thor (in quel momento un dialogo cita ironicamente Xena e Jackie Chan, ma la sensazione è esattamente quella di trovarsi di fronte ad uno di quei telefilm realizzati con pochi mezzi anziché di fronte ad un blockbuster da 200 milioni). Per non parlare di cliché a cui ormai siamo assuefatti (ma chi può anche solo credere per mezzo secondo che il protagonista possa morire a tre quarti del film?) che diventano oltremodo stancanti. Meglio quindi concentrarsi sulle scene d'azione: quella iniziale sul pianeta di ghiaccio (dietro al pesante trucco del Re Laufey si nasconde Colm Feore) è affascinante, come anche il duello finale tra Thor e Loki ad Asgard (peccato che dia vita ad un epilogo assolutamente identico a quello visto pochi mesi fa in Tron: Legacy); adrenalinica infine la fuga dal luogo in cui viene tenuto il Martello, durante la quale incontriamo per la prima volta Jeremy Renner nei panni di Occhio di Falco, che ritroveremo nei Vendicatori. Inutile dire che i personaggi di contorno sono poco più che marionette: chi più (Natalie Portman, totalmente sprecata), chi meno (Stellan Skarsgaard, che almeno dà vita ad un paio di momenti divertenti).

In generale, le parti ad Asgard funzionano molto meglio che quelle sulla Terra, dove una cittadina minuscola del New Mexico non riesce adeguatamente a fare da sfondo ad una vicenda che si riprometteva di essere epica: è anche per questo che la discesa del Distruttore è uno dei momenti più deboli e meno interessanti dell'intero film (che vi consiglio caldamente di vedere in 2D, se ci riuscite). Thor è un film medio, che non fa nulla per non esserlo e per fare il salto di qualità e rimane immobile, impantanato per tutta la sua intera durata, per fortuna non troppo estesa. Molta della colpa va anche attribuita alla scelta abominevole di Chris Hemsworth, la cui alchimia con la Portman risulta indiscutibilmente assente.

Il giochino dei Marvel Studios l'abbiamo ormai capito: inutile a questo punto pensare che Captain America o I Vendicatori possano essere film qualitativamente superiori, vista la stanchezza creativa che pare comunque accontentare tutti, realizzatori e pubblico.