Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 2: Recensione di Riccardo Balzano

Irrotta l'alba, il mattino ritrova Bella ormai trasformata, madre e vampira.   Mentre aggiorna le proprie abitudini e impara a gestire la propria forza , tenta di recuperare i rapporti col padre e di accettare "l'imprinting" di Jacob verso sua figlia. Ma durante un'escursione nei boschi la bambina viene notata da una delle tre sorelle del clan dei Denali. Credendo si tratti di un "bambino immortale" (creatura bandita e da annientare ) Irina si reca dai Volturi chiedendo un loro intervento. Venuti a sapere delle loro intenzioni e dell'imminente attacco, i Cullen reclutano truppe ausiliarie  da tutti gli angoli del pianeta e si preparano a combattere.

Secondo atto del capitolo conclusivo della fortunata saga, è la puntata  peggiore, almeno per due ragioni: la flemma prevale ancora di più  sul dramma, i toni smorzati del congedo annientano qualsiasi spinta epica. Perfino il combattimento, per cui bisogna attendere più di un'ora e un quarto, esorcizza e azzera i modi della narrazione classica, fingendo, o meglio "figurando" un'evoluzione dei fatti per poi  involvere e retrocedere al punto d'origine (per chi non avesse letto i libri, sarà tutto più chiaro una volta visionato il film).

Stavolta qualsiasi intuizione (che, anche se in dosi più che modeste, erano presenti negli episodi precedenti) è sacrificata a un metodo di racconto blando e  trascinato che nemmeno  nel reparto digitale e spettacolare conosce risultati felici e onesti: è sufficiente fare riferimento all'indecorosa realizzazione somatica e mimica di Renesmee prima che la giovane Mackenzie Foy ne incarni corpo e carattere, o all'abuso di slow motion nelle scene d'azione e nei focosi amplessi. Non badando alla discutibilità di alcuni incastri e pretesti (colpa da attribuire alla Meyer quanto alla Rosenberg alla sceneggiatura), la vicenda procede fiacca, senza languore e avvilimento certo, note caratterizzanti della love story nella fase pre-matrimoniale, ma pure senza accenni decadenti e romantici, ripresi e assimilati in passato anche nella resa estetica della confezione: ricordiamo soprattutto  il lavoro di Aguirresarobe alla fotografia del secondo film, sostituito e confermato dal valido Navarro, qui eclissato nell'anonimo funzionale.

Pena e fastidio sono suscitati nel finale e nei titoli di coda: nel primo si ricorre a facili escamotage per recuperare pathos e suscitare commozione, nel secondo c'è la lezione di decine di titoli di soap opera pronte a competere (con vantaggio) in squallore e ridicolaggine.