Twilight Saga: Eclipse: Recensione di Riccardo Balzano

Mentre si trova a scegliere tra il licantropo Jacob e il vampiro Edward, la giovane Bella è minacciata ancora una volta dalla rossa Victoria che recluta a Seattle giovani vittime trasformate (involontariamente) in vampiri per formare un esercito con cui sconfiggere chiunque le si opponga  nel suo tentativo di vendetta. Il Branco di Lupi e i Cullen si uniranno per proteggere la ragazza.

Il primo film si  tingeva delle tonalità cupe del crepuscolo calandosi in un travaglio sentimentale dal gusto squisitamente romantico, il secondo si trovava a scrutare la spettrale presenza della morte e l’evanescenza della perdita, andando a privare, solo apparentemente, la volta celeste della sua Dea pallida (novilunio) e la protagonista, Bella, del suo amore. Col terzo episodio il gioco di luci ed ombre si fa ancora più netto, e non è un caso che l’eclissi si presti come titolo dell’opera. Se infatti nei primi due episodi  il Sentimento oscurava quasi del tutto la Ragione e le turbe amorose intorbidivano qualsiasi flebile riflesso della coscienza, nel terzo si attraversano ancora le tenebre (non solo più sul piano individuale ma collettivo) e ci si proietta verso l’attesa epifanica della luce.

Aspettando che l’alba e la lucentezza irrompano definitivamente ( “Breaking Dawn” ), David Slade (che di vampiri aveva già parlato nell’horror “30 giorni di buio” ) disegna  con ironia (finalmente!) ma anche con sensibilità un eccentrico triangolo amoroso (umana, vampiro, licantropo) andando a calcare sulla forte tensione erotica, sulla violenza intima e fisica, sull’impulsività dei corpi. Gli angosciosi silenzi e le sofferte (in)decisioni  fanno posto a dialoghi più serrati e incisivi (meglio scritti o meglio recitati?), l’amore casto deve fare i conti con le violente pulsioni carnali (parliamo di adolescenza ma Stephanie Meyer è comunque mormona e per il sesso bisogna necessariamente aspettare il matrimonio) e i momenti di stasi patetica sostituiti da prolungati attimi d’azione. Si aggiungono personaggi (l’affascinante neo-vampiro Riley di Xavier Samuel e l’afflita Bree Tanner di Jodelle Ferland, protagonista di uno spin-off), cambiano i volti (Bryce Dallas Howard sostituisce Rachelle Lefevre nel ruolo di Victoria), e soprattutto si ricorre al flash-back per approfondire personaggi, Rosalie e Jasper Cullen, e fornire altri dettagli sulla tribù dei Quileute.

Annullando in parte i numerosi e insistenti richiami al romanticismo ottocentesco, Slade trova un giusto compromesso: “Eclipse” alterna sentimentalismo frivolo  e  narrazione d’effetto, sovrapponendo l’azione e la ricerca di un’interazione dinamica tra dialoghi e immagini alla sconcertante esuberanza di melensaggine melodrammatica che andava ad intaccare i capitoli precedenti, mentre i netti cromatismi sono catturati ancora una volta ingegnosamente dalla fotografia di Javier Aguirresarobe e in sottofondo passano  gli interessanti brani (scelti da Alexandra  Patsavas) della colonna sonora. L’eclissi (lunare) è stata colta in tutta la sua suggestione (e la sua minaccia), speriamo che l’alba irradi altrettanto "fascino".