Twilight Saga: New Moon: Recensione di Riccardo Balzano
Durante i festeggiamenti del suo diciottessimo comleanno a casa dei Cullen, Bella si procura una ferita, cosa che scatena reazioni impressionanti nel più giovane della famiglia, Jasper, che tenta di aggredirla. L'episodio dà conferma ad Edward dell'impossibilità di portare avanti la loro relazione. Così, dopo un brusco addio, la ragazza trascorre parecchi mesi isolandosi dagli altri e straziandosi dal dolore, fino a quando riscopre la serena amicizia con Jacob, il quale nasconde, a sua volta, un incredibile segreto. Intanto Bella si accorge che, in situazioni di pericolo, il "fantasma" di Edward appare per soccorrerla e darle utili consigli. E lei, pur di rivederlo, inizierà a cacciarsi nei guai. Per un malinteso, dato da una confusa visione di Alice in cui la ragazza si gettava da una rupe (in realtà non per suicidarsi), Edward crede che l'amata sia morta e si rivolge ai Volturi affinchè lo uccidano. Ma Bella inizierà una spericolata corsa contro il tempo per salvarlo.

Secondo capitolo della fortunata saga di Stephanie Meyer e primo cambio di regia, dalla texana Catherine Hardwicke al newyorkese Chris Weitz. Che la mano sia più esperta, dopo l'esperienza della "Bussola d'oro", non ci sono dubbi, e "New Moon" acquisisce maggior vigore stilistico e sa valorizzare artisticamente il buio del cielo (quello del novilunio) accostandolo a quello dell'anima, l'umido tepore del corpo adolescente, la difficoltà di esprimere razionalmente i propri sentimenti ("Non fare nulla di insensato" ripete Edward a Bella), e l'inquieta indefinitezza dei propri obiettivi. Weitz confeziona finemente il prodotto, in modo convenzionale e indiscutibilmente gradevole, gestendo con enfasi ritmica le scene d'azione (tra le migliori, la parentesi italiana di Volterra, bellissima ornata d'ocra e rosso per i festeggiamenti di San Marco) ma attento anche all'aspetto più puramente antropologico (per quanto possibile, data l'ingombrante presenza di creature che proprio umane non sono, semmai antropomorfe), quello dei rapporti, delle pulsioni d'amore e delle turbe ormonali. Piacevole fiaba dell'orrore, ancora figurativamente e concettualmente vicina alla tradizione romantica, "New Moon", ma che si perde in una ruvida incostanza narrativa: come in "Twilight" il fulcro dinamico è accatastato nell'ultima mezz'ora, dopo aver dato ampio respiro a "nenie" d'amore in cui ricorrono frequentemente, difficile a credersi, termini bellici quali "tregua", "patto", "invasione", e in cui "amore" fa rima non con "cuore" ma con "morte". E ancora, a differenza della Hardwicke che aveva tentato di tradurre in immagini la forte tensione erotica tra i due protagonisti che le pagine del libro della Meyer sublimavano, e che sarebbe dovuta essere la carta vincente del film stesso (e non, come spesso è stato, fonte di comicità involontaria), Weitz si converte a una più facile esibizione della sensualità, semplicemente rendendola più esplicita (e affibbiandola soprattutto alla gang di licantropi che vaga a torso nudo per tutta la prima parte) e visivamante più intrigante per le spettatrici. Ancora richiami e rimandi letterari, oltre al solito "La Bella e la Bestia", ci sono quelli a tutto un filone tragico incentrato su un fatale equivoco (lui la crede morta e cerca il suicidio, e viceversa), e che trova nello shakespeariano "Romeo e Giulietta" la più nota testimonianza. Alla sceneggiatura resta, prutroppo, la Melissa Rosenberg del primo episodio (e di "Step Up" ). Bene invece la fotografia dello spagnolo Javier Aguirresarobe ( "The Others", "L'ultimo inquisitore", "Mare dentro" ) e le scene di David Brisbin.

"New Moon" è complessivamente più avvincente del primo episodio, lasciandosi alle spalle l' "idillico" pallore lunare e la luce smorzata del crepuscolo, e immergendosi invece completamente nel buio. E' proprio nell'oscurità degli incubi e del dolore che il film trova il proprio punto di forza, nell'elaborazione di una perdita e nel brivido freddo della paura. Ora tocca al David Slade di "Hard Candy" e "30 giorni di buio" catturare e dipingere luci ed ombre dell'eclissi.