Un Gelido Inverno: Recensione di Paolo Bassani

Missouri, Stati Uniti d'America. Una zona montuosa e gelida, in cui il tempo sembra essersi fermato qualche decennio fa, con una popolazione che vive in case di legno e si nutre di caccia e pesca e con uno sfacciato maschilismo che condanna le donne ad essere puri ed immobili oggetti d'arredamento. La 17enne Ree (Jennifer Lawrence) è costretta a tenere sulle proprie spalle la gestione della famiglia, da quando il padre è stato arrestato per produzione di anfetamine e la madre si è ammalata a tal punto da non muoversi e parlare più. Ree deve così badare ai suoi due fratellini, cercando di non far mai mancare loro qualcosa da mangiare. Un giorno lo sceriffo la avvisa che il padre è uscito di prigione garantendo la loro proprietà (casa e terreni) come cauzione, e che se non comparirà in tribunale una settimana dopo perderanno tutto. Ree decide così di mettersi, sola, sulle tracce del padre.

Il ritratto dell'America che scaturisce da Un gelido inverno è, francamente, impressionante. Una società in cui una gerarchie dal sapore "western" (lo sceriffo, la donna del boss che parla per conto del suo uomo, il regolamento di conti) esistono tutt'oggi, dove il genere femminile serve solo alla procreazione dei figli e gli uomini preferiscono parlarsi con le armi che con la voce. In mezzo a tutto questo, la storia di una ragazzina che cerca contro tutti di rimettere in sesto la propria famiglia ha meritatamente conquistato la critica americana (ha vinto il Sundance) e si è guadagnata anche quattro nomination all'Oscar che pesano non poco: miglior film, sceneggiatura (non originale, tratta da un romanzo di Daniel Woodrell), attore non protagonista e attrice protagonista. Proprio quest'ultima, Jennifer Lawrence, 21enne che già aveva vinto il premio come rivelazione dell'anno a Venezia con The Burning Plain e ora richiestissima a Hollywood (la vedremo a giugno nei panni di Mystica nel nuovo X-Men) trascina il film con un'alternanza di determinazione, fragilità, rabbia e, nello stesso tempo, di dolcezza impressionanti.

Utilizzando uno sguardo cupo e impietoso, la regista (e sottolineo LA regista) Debra Granik offre allo spettatore non solo un forte contesto, fortemente irritante e veritiero, ma anche una storia appassionante e dolorosa, attanagliante e angosciante. Ree, mossa dall'amore per i propri fratellini indifesi, arriva a rischiare letteralmente la propria vita, facendosi pestare a sangue e superando, nel tremendo finale, una prova di coraggio sconvolgente, salvo poi fiondarsi dalla sua amica del cuore (anch'essa cresciuta troppo presto e già madre di un bambino) per confidarsi con lei, come ogni 17enne avrebbe il diritto di fare. Un film aspro, recitato splendidamente non solo dalla giovane Lawrence ma anche dai comprimari attorno a lei, primo fra tutti John Hawkes, anch'esso giustamente segnalato dall'Academy.