Up: Recensione di Paolo Bassani
Fin da piccolo Carl Fredricksen ha sempre avuto un chiodo fisso: l’avventura e l’esplorazione della natura più incontaminata. Di poche parole ma dall’ineguagliabile spirito d’iniziativa, Carl avrà la fortuna di conoscere da subito quella che sarà la donna della sua vita, Ellie, con la quale cercherà di mandare in porto un sogno in comune, quello di andare a vivere sulla vetta delle Cascate Paradiso, un incantevole luogo venezuelano in cui trovare finalmente la felicità. Purtroppo la vita, si sa, non sempre va come si spera e il loro viaggio in Sud America rimarrà incompiuto, fino a quando Carl si troverà purtroppo solo ad abitare nella casupola che tanto ha amato, ostinandosi a non volerla abbandonare malgrado le insistenze di chi la vorrebbe abbattere per far posto ad edifici più moderni. Forse il momento giusto per spiccare il volo e rendere il giusto omaggio all’amore della sua vita è arrivato. Ma Carl non si aspetterà mai di avere un compagno d’avventura così particolare come il piccolo Russell.

Chi scrive non è mai stato un patito del cinema d’animazione, e non si è mai esaltato più di tanto neppure per i recenti exploit di Ratatouille o Wall-E. Di fronte ad Up, però, nessuna critica si può muovere: è un capolavoro. L’hanno detto in tanti ma non mi spiace ripeterlo: Up fa ridere e fa piangere, fa riflettere e fa addirittura arrabbiare, quando per una sciocchezza il vecchio e stanco Carl (doppiato giustamente in tono minore dall’ottimo Giancarlo Giannini) è costretto da dei potenti lorsignori dell’edilizia a presentarsi nientemeno che in tribunale. È lì che probabilmente capisce che il mondo in cui vive non fa più per lui e si decide a partire per l’avventura che tanto a lungo ha aspettato ma che, molto realisticamente, anche per un fattore economico non si è potuta realizzare. Il film di Pete Docter si concede elementi non proprio caratteristici per un cartoon rivolto, anche, ad un pubblico di più giovani. Innanzitutto il poeticissimo prologo, l’intera vita di Carl segnata alla fine dalla morte di Ellie (ma soprattutto dalla perdita del bambino che lei portava in grembo) che apre il film come un colpo allo stomaco, lasciando disorientati e frastornati, in una sorta di imbarazzo dovuto alla spensieratezza con la quale si era entrati in sala pochi minuti prima. Inoltre, come ha fatto notare qualcuno, per la prima volta in un film Pixar viene mostrato del sangue, che sembra una piccola cosa ma in realtà è un gigantesco passo avanti e, forse, un triste segno dei tempi. Quando poi il novello Indiana Jones, film estremamente citato come molti altri classici del passato e del presente, parte per la sua avventura con il saputello Russell, un tripudio di colori ed immagini, sottolineati da un 3D mai predominante ma utilizzato con oculatezza ed intelligenza, si fa largo incantando lo spettatore e divertendolo con trovate esilaranti come quella della voce “elettronicamente sbagliata” del cane più feroce del mondo o con battute letteralmente fulminanti che provengono dai dialoghi tra il bambino e il vecchietto. Quasi una sorta di prequel di Wall-E per il suo messaggio ecologista sulla salvaguardia della natura e di chi la abita, Up vive oltre che di una praticamente scontata maestria tecnica anche di una sceneggiatura perfetta che si prende le sue pause lasciandosi andare a lunghi silenzi evocativi e preparando lentamente il terreno per un finale che non lascia fiato, giocato su più fronti narrativi ed irresistibile per ritmo ed inventiva comica (Carl finisce pure per lanciare la sua dentiera addosso al cattivo di turno!)

Un’esperienza che travalica la mera visione cinematografica. Un film che rimarrà nel cuore di ognuno di noi.