Vi Presento i Nostri: Recensione di Riccardo Balzano

Sei anni sono passati da quando li avevamo lasciati, e due gemelli sono stati concepiti da Pam e Greg (in realtà Gaylord) Focker: Henry, timido e pauroso, e Daisy, scontrosa e irrequieta. Durante i preparativi della festa di compleanno dei due bambini e il trasloco nella nuova casa, Greg dovrà aggirare ancora una volta i sospetti del suocero Jack che lo crede invaghito di un’affascinante giovane collega che promuove un farmaco innovativo per stimolare l’erezione e migliorare la prestazione sessuale.

Non è un “trequel”, è un ibrido dei due film precedenti che oltre  a calcarne lo stesso impianto drammaturgico, ne esaspera personaggi e situazioni ammiccando alla comicità volgarmente allusiva espressa sia dall’ormai nota deformazione fonetica (Fockers) che da un più esplicito gioco di rimandi al sesso e alle sue pratiche (l’abuso di viagra, i condom sonori, inserzioni anali, iniezioni nei genitali).

Ma ci si arrangia anche con meno malizia: dal vomito a fiotti e sangue che zampilla come neanche nei peggior film d’orrore, ai siparietti umoristici con protagonisti gli animali che fortunatamente non  raggiungono i deliranti intermezzi del secondo episodio. I bimbi non sono più influenti degli arredi, assistono (chi divertito, chi inorridito) agli scabrosi giochi dei grandi: a differenza di quanto il titolo lasci intendere, non è il loro film, come non sono neanche loro gli artefici del decorativismo sentimentale che allieta il finale. Peccato che ne emerga (per la terza volta) un istituto familiare fondato su instabili (dato l’insuccesso in passato) compromessi pacifici anziché su solidi rapporti d’affetto e di fiducia.  Sbagliato quindi nei contenuti quanto nella messa in scena che risente del manierismo asettico di Paul Weitz, lontano dal discreto ma corretto intimismo di “About a boy” (a cui aveva lavorato in coppia col fratello Chris) così come dalla comicità pungente e caricaturale di “American Dreamz”, più vicino invece alla farsa insolente di “American Pie” .

E Laura Dern confinata a una scialba particina comunica ancora più sconcerto dell’intera operazione. O meglio fino a quando, a un minuto prima della fine, vengono timidamente delineate le  premesse per un quarto episodio. Jessica Alba (nel film una sexy (ex) infermieretta  dall’equivoco nome, Andy Garcia) è l’unica che non perde di dignità (attoriale). Mentre Robert De Niro compare anche alla produzione.