Viaggio al Centro della Terra (3D): Recensione di Paolo Bassani

Durante una spedizione scientifica in Islanda, il visionario scienziato Trevor Anderson, suo nipote Sean e la loro affascinante guida locale Hannah si ritrovano inaspettatamente intrappolati in una caverna, in cui l’unica via di fuga è la discesa sempre più in profondità negli abissi della terra. Viaggiando attraverso dei mondi mai visti, il terzetto si ritrova a fronteggiare delle creature inimmaginabili e irreali. E, visto che l’attività vulcanica intorno a loro aumenta senza sosta, i tre esploratori capiscono rapidamente che devono trovare il modo di tornare sulla superficie terrestre prima che sia troppo tardi.

Partiamo subito col dire che il film nasce e viene concepito per il nuovo sistema 3D, quindi chi dal prossimo 16 gennaio avrà la sfortuna di poterlo vedere solamente nel classico formato 2D assisterà ad uno spettacolo totalmente diverso da quello preventivato (l’identico discorso fu fatto per Beowulf, mentre diversa è la faccenda per i film nati in due dimensioni e solo successivamente riconvertiti al tridimensionale, con scarsi risultati come per Nightmare Before Christmas). Diciamo questo perché uno spettatore che si troverà di fronte a Viaggio al centro della Terra in forma tradizionale vedrà sì la stessa storia ma non capirà i molti momenti inseriti nel film solamente per “far colpo” sul pubblico che invece si godrà il film con gli occhialini.
L’avventura di Brendan Fraser (tornato clamorosamente protagonista del grosso cinema americano per famiglie, dopo la Mummia e aspettando il fantasy Inkheart) scorre liscio e veloce in un vortice di effetti speciali ben realizzati tra dinosauri famelici, mostri marini, uccelli luminosi e piante carnivore assassine. Un titolo come quello che porta il film di Eric Brevig (al suo debutto come regista, ma già responsabile degli effetti visivi di The Day After Tomorrow e The Island) già mette le mani avanti in partenza, volendo evitare di proposito ogni appiglio realistico: è per questo che riusciamo a passare sopra anche a dei clamorosi buchi di sceneggiatura e a snodi narrativi degni di un cartoon.
Nient’altro che un gioco al quale ci si presta volentieri e che i ragazzini troveranno entusiasmante. Troppo facile etichettarlo come un film scarso o di poco valore artistico, perché si dimenticherebbe che il cinema deve giustamente proporre, nella sua offerta, anche film che possibilmente siano intelligenti, scanzonati e, perché no, leggermente ruffiani come questo.

Passando poi all’aspetto puramente tecnico, questo primo esperimento nella storia di live action in 3D ha raggiunto vette qualitative molto buone ma ancora migliorabili. Qualche momento è particolarmente efficace, e resta di sicuro il motivo principe per spingervi in sala a godervi il film.