Vincere: Recensione di Riccardo Balzano

Ida Dalser, prima moglie di Mussolini, ebbe da lui un figlio, Benito Albino Mussolini. Dopo averlo inizialmente riconosciuto come legittimo, il Duce sceglie di mantenere segreta la relazione con la donna e la loro unione in chiesa, facendo si che il matrimonio ufficiale rimanga quello con Rachele Guidi. Fa quindi rinchiudere Ida in un ospedale psichiatrico dove morrà. La stessa sorte toccherà al figlio.

Con chiaro omaggio al futurismo (a livello figurativo e prettamente cinematografico) "Vincere" di Bellocchio soffoca nel biopic ed esplode in un sontuoso melodramma in cui le musiche (di Carlo Crivelli) invadono la scena fino all'eccesso, atmosfere surreali ed oniriche contaminano la prima parte, in cui i chiaroscuri racchiudono il contrasto della luce nebbiosa di Milano e l'alternanza tra pubblico e privato, intimismo ed oggettività. La fotografia (Daniele Ciprì) e le scenografie (Marco Dentici) apportano poi un grande sostegno. Gran bel film dunque in cui i personaggi diventano siluette nere sullo sfondo del fumo dei bombardamenti, in cui ritrovano il loro spessore nel rapporto carnale. Bellocchio assiste interessato a ogni sequenza e porta sullo schermo una monografia priva di prolissità e atipica per la sua mirabile eleganza. Non è certo una lezione di storia "Vincere", ma il ritratto appassionato di una donna (e dell'universo femminile nella sua totalità), la riflessione sulla fragilità dell'individuo, sul potere e sulla crudeltà sociale. Poi se Mussolini si affacciasse nudo o meno al balcone accolto da una folla immaginaria poco importa, perchè qui il Duce passa in secondo piano, lo sguardo folle e volto al futuro (anche nelle scene sensuali), riassume in sè tutti gli eventi del ventennio che già conosciamo. E il Filippo Timi

istrione fino al patetismo è la giusta arma di distruzione per disintegrarne la figura, dopo averla distorta, esasperata ed enfatizzata a dismisura. Lo accompagna Giovanna Mezzogiorno, estremamente sensuale nella prima parte e struggente fino alla commozione nella seconda, che sa conquistare il pubblico, passionale o dimessa che sia. Ma conviene ripetere, i libri di storia qui restano chiusi.