W.: Recensione di Leonardo Piva

Dopo aver parlato di John Fitzgerald Kennedy in JFK e di Richard Nixon in Nixon, il polemico Oliver Stone si dedica ad una biografia di George W. Bush. Il film ne racconterà l’ascesa politica e gli anni della presidenza.

Abbiamo già parlato del processo di avvicinamento del film nel nostro Paese, è ora di passare ai fatti. Nell'ultimo giorno utile per considerare la figura di George W. Bush ancora attuale, Stone (Platoon, JFK) ci regala un film discreto e sufficientemente appassionante. Un film che fa dell'equilibrio la sua arma migliore, ma come ogni arma è a doppio taglio. La pellicola è molto altalenante e per fortuna costruita con l'alternare presente e flashback, sguardi al passato essenziali per capire la persona ma impegnati nel ricostruire la personalità di un uomo talmente superficiale e fuori dal mondo da poter immedesimarsi e appassionarsi. Sicuramente più riuscita la descrizione dell'uomo politico delineandolo soprattutto come un ingenuo, ingabbiato da teorie opportuniste dei suoi collaboratori (e con purtroppo una Condoleezza Rice ridotta a comparsa per buona parte del film). Probabilmente era lecito aspettarsi di più dalla narrazione del periodo del tanto famigerato cambiamento e della personale linea d'ombra (da uomo fallito e alcoolizzato all'ascesa alla Casa Bianca), invece è abbastanza frettoloso e sbrigativo soprattutto alla luce del fatto che rimane la fase più dinamica ed emotivamente mutevole, per cui potenzialmente più interessante. Però nel complesso il film regge il colpo e alterna molto bene ironia (geniale uso della colonna sonora proprio a favore di questo aspetto), incarnata ottimamente da un perfetto John Brolin (Non è un paese per vecchi, Grindohouse). Stone graffia anche pesantemente e calca notevolmente la mano nello smascherare gli errori in cattiva fede di politica estera culminate nella guerra in Iraq, e più generale dell'intera amministrazione.
Non è un documentario di Michael Moore e non ne fa una denuncia così feroce e sanguinaria, è una visione più romanzata di un'ideale che culmina in un finale onirico, quasi a ricordarci che i sogni di Bush sono svaniti o addirittura non sono mai esistiti.

Sfortunatamente oggi è l'ultimo giorno utile per ricordarglielo.