Watchmen: Recensione di Riccardo Balzano

In piena guerra fredda, quando l'orologio del Giorno del Giudizio segna costantemente cinque minuti alla mezzanotte, il Comico, ex Watchman, viene assassinato. Rorscharch, temendo che qualcuno stia cercando di eliminare tutti i componenti del gruppo, si rivolge agli ex colleghi per affrontare la minaccia insieme. Dopo alcuni misteriosi indizi ed omicidi i membri, più o meno integratisi nella società dopo che la loro attività è stata bandita, sono pronti a riunirsi e combattere. Non mancheranno sgradevoli sorprese.

"Watchmen" è uno spettacolone di quasi tre ore, ben raccontato da Zack Snyder, vero e proprio giocoliere di effetti speciali, che segue scrupolosamente la graphic novel di Dave Gibbins ( riconosciuta nel 2005 dal Time Magazine come uno dei migliori dei cento romanzi in lingua inglese scritto dal 1923 ad oggi) dando la giusta attenzione alla storia senza rimpiazzarla con uno spropositato utilizzo di effettacci. Pur confinato temporalmente negli anni '80, col conflitto nucleare tra USA e URSS e coinvolgendo figure reali ( come il presidente Nixon) "Watchmen" è un'opera sempre e comunque attuale, come lo sono i temi trattati, il potere, la guerra, l'ambiguità e infine anche la solidarietà. Fedele al fumetto, ne mantiene intatto lo spirito, riproponendone la giusta commistione di simbologia e (fanta)politica. I supereroi abbandonano la miticità ed è ben difficile una loro classificazione nelle figure stereotipate di buoni o cattivi (ed è qui l'ambiguità sopra citata), a favore della quotidianità e della fragilità della vita privata. Tra flashback che si aprono e si dissolvono in lampi di luce e scatti fotografici, tutti i protagonisti vengono introdotti e perlustrati, mostrandone gli angoli più oscuri dell'infanzia, gli anni difficili del disfacimento del gruppo ma ne emerge anche il ritratto fastoso e scintillante dei primi anni della congregazione ( "il passato anche con i momenti più brutti, diventa sempre più luminoso" afferma Spettro di Seta I) contro la cupezza di un presente sull'orlo della distruzione, in cui il tempo si è cristallizzato nell'immobilità delle lancette dell'Orologio del Giorno del Giudizio che segna minacciosamente cinque minuti alla mezzanotte.

A differenza di "300" e delle trasposizioni delle tavole di Frank Miller (e non considerando quelle della Marvel), "Watchmen" va a posizionarsi come la miglior opera tratta dai fumetti, che lascia da parte l'innovazione e lo sperimentalismo estetico per utilizzare uno stile più sobrio, più elegante che non pecca però di anonimità, basti pensare alle frequenti accelerazioni e rallentamenti dei movimenti nelle scene di lotta che Snyder aveva adottato già nella pellicola precedente.

Seppur uno splendido e immaginifico spettacolo per gli occhi, "Watchmen" è anche amara critica del presente, un sorriso imbrattato di sangue. I tanti fans troveranno pane per i denti, chi non conosce i "Watchmen" imparerà ad apprezzarli. Davvero ben fatti i titoli di testa.