Wolfman: Recensione di Paolo Bassani

Lawrence Talbot (Benicio Del Toro), attore piuttosto noto nell'Inghilterra dell'800, viene richiamato d'urgenza alla dimora paterna, che non frequenta da parecchi anni, in seguito alla sparizione del fratello. Al suo arrivo scopre però che il corpo del familiare è stato ritrovato completamente smembrato e fatto a pezzi da una creatura sconosciuta. Gwen (Emily Blunt), la fidanzata del fratello defunto, chiede a Lawrence di far luce sugli accadimenti, mentre direttamente da Scotland Yard giunge nel villaggio l'ispettore Abberline (Hugo Weaving). In una notte di luna piena però la bestia attacca proprio Lawrence, che da quel momento dovrà fare i conti con il proprio lato oscuro.

Dopo rinvii, ritardi e licenziamenti era lecito aspettarsi qualcosa di disastroso da questo remake de L'uomo lupo (l'originale è datato 1941), mentre il risultato fa tirare un parziale respiro di sollievo. E' un film che non rischia, che va sul sicuro e si adagia su un linguaggio e uno stile che molti definiscono classico ma qualcuno può anche etichettare come banale. Tutto è già visto, dalla fotografia ai set, dalle musiche alla trama, ma è il fascino di una leggenda immortale come quella del Lupo mannaro a giustificare un'operazione di aggiornamento del Mito all'epoca degli effetti speciali. Effetti speciali che tra l'altro sono usati con parsimonia e intelligenza dal regista Joe Johnston (Jurassic Park III, e il futuro Capitan America), e servono soprattutto ai primi piani della trasformazione in licantropo del protagonista e a rendere credibile e movimentata la "scazzottata" finale. Per il resto il lavoro lo fanno le protesi del geniale Rick Baker, particolarmente fedeli all'immagine originale del secolo scorso. A riservare una deludente sopresa è il cast, fortissimo sulla carta ma che piuttosto scialbo su grande schermo. Benicio Del Toro - che non ha certo bisogno di molto trucco per apparire smunto e sfatto - ci mette davvero ben poco impegno, mentre ad Anthony Hopkins nel ruolo del padre è riservata l'ennesima caratterizzazione del Male sornione e doppiogiochista che ha incarnato molto meglio in ben altri film. Facendo finta, per un atto di gentilezza, di non aver visto Emily Blunt, l'unico a salvarsi è il sottosfruttato Hugo Weaving.

Nella piattezza generale non ci vengono fortunatamente risparmiati particolari splatter, membra svolazzanti e sangue in buona quantità. Il pubblico più generalista crederà di aver visto un horror. In realtà noi sappiamo bene che gli horror sono un'altra cosa. Diciamo che Wolfman gioca a fare l'horror, e lo fa con dignità.