X-Men: L'Inizio: Recensione di Paolo Bassani

Seconda Guerra Mondiale, campo di concentramento di Auschwitz: un bambino appena separato dai propri genitori, in un impeto di rabbia e disperazione, dimostra capacità uniche di manipolazione del metallo. Nello stesso momento, un piccolo e già benestante rampollo trova, infiltratasi di notte nella sua magione, una bambina che dimostra straordinari poteri mimetici. Noi li conosciamo come Magneto, il professor X e Mystica , ma in passato sono stati solo Erik Lehnsherr (Michael Fassbender, Bastardi senza gloria), Charles Xavier (James McAvoy, Wanted, Espiazione) e Raven (Jennifer Lawrence, Mr. Beaver, Un gelido inverno). Con loro tre parte la ricerca, in giro per il mondo, dei mutanti, esseri dalle capacità straordinarie sulle cui traccie però si trova anche il crudele Sebastain Shaw (Kevin Bacon), deciso a fare di questa nuova specie un esercito contro gli umani. Sullo sfondo poi, la crisi missilistica di Cuba e un probabile scoppio di una Terza Guerra Mondiale costringono i servizi segreti americani ad usufruire dei poteri speciali di Xavier e dei suoi primi, dotatissimi alunni.

Ce l’ha fatta ancora. Matthew Vaughn (Kick-Ass, Stardust) è riuscito a trasformare quella che era una produzione partita con tutti i piedi sbagliati (meno di 12 mesi dall’inizio della realizzazione all’uscita nelle sale, budget alto ma non quanto altri blockbuster simili) in uno dei comic-movie recenti più riusciti. La prima mezz’ora è un autentico e vorticoso giro del mondo su e giù per gli anni ’40 e ’60, con atmosfere degne dei migliori Bond-movie (il villain, Shaw, che ha il suo ufficio sul retro di un night club, sembra debba trovarsi faccia a faccia di lì a poco con Sean Connery) e una presentazione più che esaustiva dei personaggi, senza contare il prologo ad Auschwitz realizzato decisamente col tono giusto, anche se un po’ sopra le righe. Ed è proprio il tono che stupisce: al largo ragazzini, qui si fa sul serio (e beccarsi dieci minuti buoni di decine di donne lascive in bikini in un film Marvel non è da tutti i giorni).

Quando entra in scena la "first class" – Bestia, Havoc, Darwin, Banshee, Angel – il tono si fa volutamente più lieve, e nel finale gli effetti speciali e i combattimenti raggiungono l’apice (un apice intelligente) come è giusto che sia. Ma l’ambientazione ultrarealistica, sullo sfondo di eventi reali e “studiabili” sui libri di storia – senza quindi villain bidimensionali che vogliono distruggere il mondo solo per il gusto di farlo (ma la saga, e i temi portanti dei fumetti degli X-Men non sono mai stati a due dimensioni) - e una sceneggiatura mai sbracata e sempre efficace rendono X-Men: l'inizio un ottimo lavoro di compromesso tra le esigenze artistiche e quelle del box-office (e non a caso la mente, come autore del soggetto e produttore, è nuovamente quella di Bryan Singer). Il cast poi è il fiore all’occhiello: McAvoy è bravo ma forse un po’ in ombra, tra i ragazzi spicca il talento straordinario di Nicholas Hoult (visto in A Single Man e Scontro tra titani, qui è Hank McCoy/Bestia), mentre l’eleganza di January Jones (la Betty di Mad Men, è Emma Frost) e il candore di Jennifer Lawrence rendono giustizia anche ai personaggi femminili. Ma il film è tutto di Magneto: Michael Fassbender riesce ad eguagliare Ian McKellen donando complessità e dolore al ruolo migliore del film, e riuscendo a tener testa alla maestosa classe di Kevin Bacon (che piacere rivederlo!).

X-Men: l'inizio è in perfetta continuity con la trilogia che l’ha preceduto (ma che lo segue sulla linea temporale), e ci mostra eventi importanti come il primo utilizzo di Cerebro o il motivo per cui il professor X finisce in carrozzina. Inoltre si concede anche due camei di lusso: quello di Rebecca Romijn (la precedente Mystica) è un raccordo importantissimo, ma quello di Hugh Jackman, tenuto segreto fino all’ultimo, è semplicemente fenomenale, da applausi. Colonna sonora trascinante e bellissimi titoli di coda Bond-style (appunto), sono la ciliegina sulla torta.